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Immigrati, a scuola 10 mesi e impari l’italiano

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agosto 2, 2012

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Immigrati, a scuola 10 mesi e impari l’italiano

Fuggono dalle bombe, dai soprusi, dalle carestie, dalla guerra che non solo distrugge il loro Paese, ma li priva del futuro. Un futuro che cercano di costruirsi e che sicuramente meritano. Percorrono migliaia di chilometri per arrivare in Italia soffrendo il caldo, il freddo, la fame e la paura. Sono i migranti: gettano alla spalle la propria vita e affrontano l’ignoto. Approdati in Italia, per loro comincia  una battaglia contro un mondo che non solo li tratta come un corpo estraneo, ma spesso non li vuole proprio. Da questo momento il migrante necessita di sopperire a quelli che vengono definiti i bisogni primari, ossia vitto, alloggio e lavoro. Inizialmente i primi due non sono così irraggiungibili. Enti come la Caritas di Roma mettono a disposizione dei migrantes numerose strutture atte a sopperire proprio queste due necessità essenziali. Tuttavia, queste strutture non sono permanenti. Svolgono un ruolo di accoglienza, non di stazionamento perenne. Di conseguenza, per avere un tetto sotto cui dormire e un pasto da mangiare, il migrante deve trovarsi un lavoro. Questa sì che è una bella sfida. Soprattutto per quelle persone provenienti da culture molto diverse che non conoscono neanche la lingua di arrivo: in questa condizione trovare un lavoro è impossibile.

Dunque, l’acquisizione della lingua italiana diviene un passo fondamentale e al tempo stesso un ostacolo, perché il popolo dei migranti è fatto da persone che non possono permettersi un corso di lingua straniera. L’apprendimento della lingua italiana diviene il passaporto più efficace per entrare nel Paese, un permesso di soggiorno non scritto, ma infinitamente più utile per aprire le porte di una società complessa. Oggi ancor più di prima, dal momento che la legislazione italiana, adeguandosi alla direttiva comunitaria 2003/109/CE, ha introdotto il test di conoscenza della lingua italiana – livello A2 – per il rilascio del permesso di soggiorno comunitario per quanto riguarda i cosiddetti soggiornanti di lungo periodo.

Roma è il comune italiano che, a livello nazionale, ha il maggior numero di residenti immigrati: il Dossier Statistico Immigrazione 2010 Caritas/Migrantes ne riporta ben 270mila. Conscia di questa radicata presenza “straniera”, la  Caritas romana è in prima linea nell’affrontare il problema linguistico. Difatti, sono oramai vent’anni che presso il Centro di Ascolto Stranieri, la Caritas Diocesana romana, grazie a uno staff di circa 20 volontari e sei tirocinanti, offre gratuitamente corsi di italiano per cittadini stranieri della durata di circa dieci mesi. Dal1987 aoggi ha accolto più di diecimila “studenti”, tra immigrati economici, comunitari, richiedenti asilo, rifugiati e beneficiari di protezione internazionale provenienti da circa 60 Paesi. Mediamente, ogni anno gli iscritti sono 700 e sono suddivisi secondo quattro programmi. La pre-alfabetizzazione (indirizzato agli analfabeti totali, sia della lingua di arrivo, sia di quella di partenza); l’alfabetizzazione alla lingua di arrivo; due corsi di lingua base A1 e A2; un corso di lingua intermedio B1. Particolarità da non sottovalutare è la possibilità che questa Scuola offre a coloro che per legge sono irregolari. Quest’ultimi sono una fetta consistente degli studenti: nel 2010 erano quasi un terzo degli iscritti al Centro d’ Ascolto.

Le difficoltà che i volontari incontrano sono notevoli e vanno dalla poca assiduità degli studenti – che comporta evidenti problematiche nel programma di insegnamento – alla loro eterogeneità: gli ospiti della Scuola vengono da quasi 60 Paesi diversi, ognuno con la sua cultura e la sua lingua d’origine. E tuttavia  quello che emerge è che il fulcro del processo d’integrazione è proprio l’acquisizione della lingua. La conoscenza della lingua del Paese ospite è fondamentale per una corretta integrazione con la società di arrivo.

(Paolo Costanzi – LumsaNews)

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