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Ferrara perla fra terra e acqua

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ottobre 18, 2012

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Ferrara perla fra terra e acqua

Si scrive Unesco si legge Ferrara. Per 2 volte. Tante quanto sono le perle che l’organismo delle Nazioni Unite deputato alla salvaguardia del patrimonio culturale ha assegnato alla città simbolo del Polesine emiliano. Era infatti il 1995  quando l’UNESCO conferì a Ferrara il titolo di patrimonio mondiale dell’umanità in qualità di città del Rinascimento. Quattro anni dopo arrivò un nuovo prestigioso alloro per il Delta del Po e per le Delizie Estensi, rendendo merito a una  delle più caratteristiche peculiarità territoriali della penisola italiana. Da conoscere passo dopo passo, assorbendone i  colori e annusandone gli odori. L’Italia più vera, quella lontana dai percorsi turistici pubblicizzati dai tour operator internazionali, si rispecchia totalmente nelle bellezze di questo capoluogo di Provincia che conserva pressochè intatte le mura che delimitano il centro storico e che ospita importanti  presidi culturali come la Pinacoteca  Nazionale del Palazzo dei Diamanti, il Museo Archeologico Nazionale, il Museo del Risorgimento  e della Resistenza, la sede italiana della Fondazione Ermitage.

Sede di numerose altre istituzioni di prestigio, Ferrara vanta un’antica sede universitaria e la sede arcivescovile ma sa dosare sapientemente cultura e produttività pescando nell’economia agricola e industriale. Per chi decide di immergersi totalmente nel territorio ferrarese per carpirne tutti i segreti del gusto, è importante armarsi di molto tempo, perché questa città e questa provincia fanno rima per antonomasia con lentezza. Nessuna collina importante interrompe il contatto visivo di un orizzonte punteggiato da numerosi canali. Quasi tutti realizzati nel corsi dei secoli per strappare terra alle acque e rendere fertili aree semisommerse e stagnanti. Uno strenuo lavoro che alla fine  è stato premiato con una florida economia agricola che attinge al terreno come all’acqua che lo circonda. E’ questa la  terra del Parco regionale del Delta del Po e delle Valli di Comacchio, è questa la terra dei grandi argini che permettono alle acque di non penetrare nel tessuto cittadino di Ferrara. E’ la terra bonificata dai signori d’Este e dai papi Gregorio XIII, Clemente VIII, Innocenzo X e Benedetto XIIII. Pronipote dell’originario castrum bizantino del VI secolo che si trovava sulla riva sinistra del fiume Po, Ferrara può essere vista nel sito dell’antica cattedrale di San Giorgio fuori le mura.

Passata sotto le dominazioni Longobarde e Franche, venne donata al papa nel  984 e divenne sede vescovile con l’attuale cattedrale. Le continue lotte intestine produsse l’adesione alla parte guelfa con Azzo d’Este e una prima alleanza con Venezia, successivamente disconosciuta a favore del papato che occupò la città insediandovi il marchese Francesco d’Este. Indiscussi governatori della città per quasi tre secoli, gli Este plasmarono la città e il territorio circostante attirando letterati, artisti e artigiani. Nel 1492 l’Addizione Erculea (così chiamata in onore di Ercole I d’Este) ampliò armonicamente i confini cittadini utilizzando lo strumento della progettazione urbanistica. Torquato Tasso, Ludovico Ariosto, Tiziano, Giovanni Bellini, Girolamo Frescobaldi rappresentano solo la punta di un iceberg culturale che rese la città celebre nel panorama culturale europeo, ammirata per  le sue opere monumentali e per l’imponente Castello  Estense, che ancora oggi conserva il fossato originariamente colmo d’acqua. Nove chilometri di mura cittadine arrivate praticamente inalterate fino ai nostri tempi, rappresentano un bellissimo biglietto da visita per chi lascia le comode autostrade del turismo urlato per le tranquille strade intrise di profumi tipici. Coppia ferrarese, Bondiola, salama da sugo, salame all’aglio, cappelletti, cappellacci  di zucca, ciambella ferrarese, mandolini del ponte, pasticcio di maccheroni alla ferrarese,  pampepato, tirotta con cipolla, topino d’Ognistanti,  torta ricciolina, acqua delle marinate, anguilla marinata di Comacchio e torta tenerina rappresentano i presìdi del gusto ferrarese che fanno da corollario alla straordinaria ricchezza urbanistica e artistica dell’area ferrarese. Quelle che qualcuno ha definito perle del Ferrarese sono il risultato dell’attività di valorizzazione e tutela delle tipicità agroalimentari della zona promossa dalla Camera di Commercio e dai protagonisti della produzione.

E per chi arriva nella città del Delta del Po, è assolutamente d’obbligo assaggiare la coppia ferrarese, pane rinomato a livello internazionale e insignito del marchio IGP, la pera dell’Emilia Romagna, la pesca e Nettarina di Romagna, l’Asparago di Altedo e le varie etichette di vini del Bosco Eliceo (fregiatosi del marchio DOC). Città amata dai grandi registi come Luchino Visconti (qui girò Ossessione) Michelangelo Antonioni (Cronaca di un amore), Vittorio De Sica (Il giardino dei Finzi –Contini), Ermanno Olmi (Il mestiere delle armi) Ferrara nel 2007 ha legato il suo nome al museo dell’Ermitage. Da quella data infatti il Castello Estense ospita la fondazione Ermitage Italia, creando un fascinoso connubio tra arte e natura attraverso il legame con il Parco del Delta del Po e le vicine Valli di Comacchio. Po di Goro, Reno, Lamone, Fiumi Uniti danno vita al sistema fluviale del Parco regionale del Delta del Po, istituito nel 1998 con una superficie di 18mila ettari ricca di vegetazione pase animali nel cui perimetro spiccano l’Abbazia di Pomposa e la Pieve di San Giorgio. Le Valli di Comacchio (un’area verde di 1100  ettari)  ospitano da millenni numerose anguille che approdano nel bacino salmastro dopo un lungo viaggio dal Mar dei Sargassi . Nelle acque della laguna i pesci compiono il loro processo di metamorfosi e accumulano il grasso necessario a riprendere, dopo quasi 15 anni, il viaggio di ritorno verso l’Oceano. Un’altrettanta straordinaria culinaria permetterà di assaggiare una prelibata anguilla marinata, considerata la più tipica delle specialità di Comacchio.

Da accompagnare con un altro simbolo enogastronomico del territorio, quale coppia ferrarese la cui data di nascita risale al 1536 e la cui peculiarità già nel Seicento venne decantata come vanto della città. Il tour delle Delizie Estensi completa la scoperta essenziale del territorio ferrarese permettendo di conoscere lo straordinario sistema monumentale di residenze di corte circondate da giardini e parchi costruito dagli Este e divenute Patrimonio dell’Umanità. Nell’insieme di oltre 30 ville, casini da caccia e ritiri estivi spiccano la Delizia di Schifanoia, il Castello della Mesola, la Villa della Mensa, la Delizia del Verginese, la Delizia di Benvignante e la Delizia di Belriguardo, tutte meritevoli di una visita da accoppiare agli assaggi delle perle gastronomiche territoriali come ad esempio la Salama da sugo ( o salamina ferrarese) e la Zia. La salama da sugo da oltre cinquecento anni è stata eletta regina della tavola locale. Apprezzata dagli Este, la salama ha tra i suoi ingredienti la carne di maiale, sale, pepe, fegato, milza, rognone e vino rosso in qualità di aromatizzante.  Altrettanto peculiare l’impasto della Zia (o Zié ferrarese), realizzata con un impasto a base di carne suine, sale, pepe e aglio fresco di Voghiera. Per non tacere dei cappellacci di zucca (Caplaz), altra perla della tavola locale la cui prima testimonianza scritta risale al 1584 nel ricettario di Giovanni Battista Rossetti, al servizio degli estensi durante il regno del duca Alfonso II. Nella città che unisce mirabilmente terra e acqua, pesce e carne non poteva mancare infine mancare un’ottima produzione vinicola. ilLa particolare umidità, le nebbie, l’aria e il terreno salmastro caratterizzano i quattro vini  D.O.C. del Bosco Eliceo: Fortana, Merlot, Sauvignon e Bianco del Bosco. Riconosciuti nel 1991 questi vini  devono essere prodotti  esclusivamente da uve coltivate all’interno del Parco regionale del Delta del Po e rappresentano un altro presidio peculiare di un’Italia da scoprire passo dopo passo, boccone dopo boccone.

Generoso D’Agnese

Articolo partecipante al premio giornalistico La Voce della Bellezza e pubblicato su America Oggi

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