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Il parco del Gianicolo a Roma: storia patria ed alti ideali

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marzo 7, 2012

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Il parco del Gianicolo a Roma: storia patria ed alti ideali

Il centocinquantesimo anniversario dell’unificazione nazionale ha riportato l’attenzione su uno dei siti più simbolici della Capitale, forse quello più di altri consacrato alla memoria risorgimentale: il parco del Gianicolo. Qui la bellezza del paesaggio si sposa con lo spessore storico di un luogo che è un simbolo forte di unificazione, coraggio, libertà, alti ideali, anche se parla anche di sangue versato.

Nel parco, che in alcuni punti ha una vista bellissima su Roma,  è stato realizzato un intervento di restauro e di risistemazione nell’area. Sono stati rimessi a nuovo gli 84 busti dei busti dei patrioti, i monumenti equestri e il Faro degli Italiani. Sono state inaugurate nuove realizzazioni tra le quali spiccano il Museo della Repubblica Romana presso l’edificio della Porta di san Pancrazio, una lastra che fascia la panoramica del Gianicolo e reca gli articoli della Costituzione Romana del 1849 e la nuova collocazione del monumento ad Angelo Brunetti detto Ciceruacchio.

La Porta di San Pancrazio, di recente restauro, ospita il museo dedicato alla Repubblica Romana e alla memoria garibaldina, nell’area dove maggiormente infuriarono gli scontri fra i difensori della Repubblica Romana e il contingente militare francese. Il museo contiene cimeli e ricordi dei prodigiosi atti di valore dei difensori della Repubblica romana e ha un suggestivo apparato multimediale che permette ai visitatori di conoscere fatti, situazioni e personaggi della primavera romana del 1849.

L’idea di dedicare il colle del Gianicolo agli artefici del Risorgimento risale agli anni successivi a Porta Pia, con la sistemazione dei primi busti e con il primo monumento ai “caduti per la causa di Roma italiana”, eretto nella zona di San Pietro in Montorio nel 1879. La scelta non era casuale dal momento che proprio a S. Pietro in Montorio, nei giorni dei combattimenti, era allocato il maggiore punto di raccolta e di cura dei feriti. Il monumento fu poi spostato e ricostruito nel 1941 più in là, sull’attuale via Garibaldi. Si tratta di un quadriportico a tre archi per lato. Al centro vi fu incluso l’ossario dei caduti della Repubblica Romana del 1849, nel quale sono conservate le spoglie del patriota e autore del nostro inno nazionale, Goffredo Mameli.

Ben presto il progetto si espanse e divenne più articolato. Mel 1883 il Comune acquisì il terreno alla collettività e iniziarono le collocazioni dei primi busti di garibaldini. Ad essi furono affiancati quelli dei difensori della Repubblica Romana prima e di alcuni personaggi risorgimentali poi, nella volontà di costituire un vero e proprio giardino della memoria degli artefici di un’Italia unita e con Roma capitale. Nell’occasione del primo cinquantenario dell’Unità italiana nel 1911 venne costruito il “faro degli “italiani, su progetto di Manfredo Manfredi, la cui lanterna proietta nella notte le luci dei tre colori della nostra bandiera. Il faro fu realizzato con i contributi della comunità italiana in Argentina, che intendeva così omaggiare la patria lontana.

Nel punto più alto del colle del Gianicolo fu collocata la statua equestre di Giuseppe Garibaldi e in altra zona, a poca distanza fu elevato il monumento a sua moglie Anita Ribeiro.

Il monumento a Giuseppe Garibaldi è una statua in bronzo che raffigura l’eroe a cavallo in posa tranquilla, quasi pensosa. Garibaldi indossa il berretto magiaro e il poncho americano, adottato nelle guerre di Montevideo. La statua è posta su un alto basamento in granito. Sui lati si trovano i due gruppi allegorici dell’America con l’Industria e il Commercio e dell’Europa con la Storia e il Genio. Sul lato anteriore è sistemato un gruppo che raffigura la difesa di Roma nel 1849 da parte dei bersaglieri di Luciano Manara e sul lato posteriore trova posto lo sbarco a Marsala nel 1860. Il monumento, opera di Emilio Gallori fu inaugurato il 20 settembre 1895.

Il monumento bronzeo ad Anita invece la raffigura su un cavallo in corsa, pistola alla mano e con uno dei figli in braccio. Una raffigurazione che ne esalta le connotazioni di donna realmente rivoluzionaria. Il bronzo, collocato sul declivio che scende verso il Vaticano, fu realizzato dallo scultore Mario Rutelli nel 1932 e inaugurato alla presenza di Vittorio Emanuele III. Nel piedistallo sono conservati i resti di Anita, morta a 27 anni nelle valli di Comacchio, al quinto mese di gravidanza nella fuga seguente alla fine della Repubblica romana il 4 agosto 1849. Nella base del monumento, dove alcuni bassorilievi in bronzo rievocano altri episodi della breve ma movimentata vita di Anita, sono conservati i suoi resti mortali.

Nel prato circondato dai busti, alla destra del monumento al grande eroe Garibaldi c’è anche un altro monumento a un piccolo eroe per molti misconosciuto. Celebra la memoria di Righetto un giovanissimo popolano che come altri bimbi romani, durante il bombardamento del 1849 su Trastevere, accorreva sulle bombe francesi cadute sul terreno per disinnescarne la miccia con una pezzuola bagnata, prima che scoppiassero. Una bomba gli esplose tra le mani uccidendolo. Lui e i suoi compagni con grande coraggio salvarono le vite di molti in quei giorni.

Infatti, fu proprio nell’area del Gianicolo che si concentrarono le operazioni militari contro la Repubblica romana. Il colle era incluso nella cinta muraria a difesa di Roma realizzata ai tempi dell’imperatore Aureliano e le mura che lo attraversavano erano state risistemate sotto il pontificato di Urbano VIII, nel 1643.

L’insediamento umano presente sul colle del Gianicolo fino a tutto l’Ottocento era di tipo suburbano e registrava la presenza di ville nobiliari con grandi parchi, come la villa Pamphili, la villa Corsini, detta dei Quattro venti e la villa Giraud, detta del Vascello, dei loro casali e di chiese con conventi e terreni, come San Pancrazio o San Pietro in Montorio.

Gli avvenimenti successivi alla prima guerra d’indipendenza e all’assassinio del ministro pontificio Pellegrino Rossi nel 1849 sfociarono nella proclamazione della Repubblica Romana. Con Pio IX riparato presso i territori amici del Regno duosiciliano, fu il Presidente della Repubblica francese, Luigi Bonaparte (che poi diverrà Imperatore col nome di Napoleone III) il primo a prendere le armi per ripristinare la sovranità del papa. Un contingente in armi di circa 6000 uomini fu inviato agli ordini del generale Charles Oudinot per occupare militarmente Roma. In seguito anche l’Austria e il Regno delle due Sicilie inviarono eserciti con ruoli però marginali rispetto all’intervento francese.  Nella difesa di Roma dai francesi furono impegnati nomi altisonanti del Risorgimento quali Giuseppe Garibaldi e sua moglie Anita, Goffredo Mameli, Nino Bixio, Luciano Manara, Giacomo Medici.

Le mura gianicolensi e la Porta di san Pancrazio, furono i luoghi più interessati dai fatti bellici nella Roma di quel 1849, anche se si ebbero scontri importanti anche altrove. Quella zona era stata scelto perché entrati sul colle del Gianicolo gli attaccanti avrebbero avuto un formidabile caposaldo per battere Roma con le artiglierie e scoraggiare ogni possibile ulteriore resistenza. I combattimenti iniziarono il trenta aprile ma l’impeto dei francesi fu bloccato ed essi furono ricacciati da Garibaldi. Il 16 maggio si patteggiò una tregua che avrebbe dovuto cessare il 4 maggio. Invece il 3 giugno un assalto francese che rompeva la tregua iniziava nuovi combattimenti. L’organico dell’esercito francese era stato portato intanto a 30.000 unità. Le ville Corsini e del Vascello divennero teatro di furibondi assalti e contrassalti alla baionetta. Nonostante il valore dei difensori i francesi consolidarono le proprie posizioni e scavarono trincee per portare i cannoni a tiro delle mura con opere d’ingegneria militare di vera avanguardia per quei tempi.

Iniziò un incessante bombardamento e furono via via aperte ben otto brecce alla sinistra di porta San Pancrazio (che venne totalmente distrutta e ricostruita nel 1854) e molti tiri finirono anche al di là del Tevere, causando la protesta dei diplomatici stranieri presenti a Roma, preoccupati per la tutela del patrimonio artistico di Roma.

La resistenza fu spazzata via dalle mura bastione per bastione. Infine gli zuavi francesi poterono entrare in Roma il 3 luglio 1849 mettendo fine alla gloriosa parentesi dell’esperienza repubblicana. La Repubblica Romana ebbe vita breve (5 mesi, dal 9 febbraio al 4 luglio) ma la sua esperienza fu assai importante quale banco di prova di nuove idee democratiche.

Vitaliano Dati

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