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Vigneti italiani, bene rifugio per investitori stranieri

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marzo 27, 2013

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Vigneti italiani, bene rifugio per investitori stranieri

Dal mattone al vino, in Italia il bene rifugio per gli investitori esteri sembra essere diventato il nettare di bacco. L’Italia del vino, infatti, nonostante la crisi economica continua ad attirare capitali, soprattutto dall’estero. I territori e le aziende del vino made in Italy si confermano realtà a cui il mondo finanziario ed imprenditoriale guarda ormai come ad un bene rifugio. Un fenomeno sempre più d’attualità, fanno sapere da Vinitaly, la rassegna internazionale di riferimento del settore di scena a Verona dal 7 al 10 aprile (www.vinitaly.com). Il vino italiano, forte del successo legato all’export, è ormai primo per il rapporto qualità/prezzo, la ricchissima articolazione delle sue tipologie e l’immagine. L’Italia resta quindi il contesto più “fertile” per fare business con il vino. Lo dimostrano gli investimenti fatti in questi anni da parte di società e investitori stranieri, attenti sia all’espetto produttivo che immobiliare e fondiario. Sono un esempio i passaggi, nel 2011, di due colossi come la toscana Ruffino nelle mani americane di Constellation Brands e la piemontese Gancia in quelle di Russian Standard Corporation. La Soleya International Corporation di Panama ha invece comprato Tenuta Oliveto a Montalcino, o ancora ad Alejandro Bulgheroni, imprenditore argentino del petrolio, neo proprietario di Poggio Landi a Montalcino che ha anche acquisito la tenuta di Dievole nel Chianti Classico. E’ stato l’americano Louis Camilleri, alla guida di Altria Group Inc, la holding che controlla il gruppo Philip Morris, ad acquistare, a Montalcino, villa & tenuta “Il Giardinello”, mentre La Porta Vertine di Gaiole in Chianti, dal 2006, è degli imprenditori americani Dan ed Ellen Lugosh e la cantina Capannelle di James B. Sherwood, fondatore del gruppo Orient – Express Hotels. I vigneti italiani attirano anche i big dello star system internazionale come l’ormai noto caso di Sting che produce il suo vino nella Tenuta il Poggio in Toscana, o i vini siciliani della tenuta il Cantante di proprietà del frontman dei Simply Red, Mick Hucknall. “Queste tendenze dimostrano che il mondo del vino ha retto la crisi meglio di altri  e lo ha fatto perché non è solo business, ma anche paesaggio, storia, popolo, cultura”, spiega il professor Stefano Cordero di Montezemolo, direttore dell’European School of Economics di Milano e Firenze. “I capitali stranieri possono essere un’opportunità per i territori se si creano disponibilità e apertura tali da contribuire alle trasformazioni richieste dalle moderne logiche della competizione in un settore che non può più vivere solo di qualità del prodotto”. Dal Nord al Sud il Vigneto Italia è sempre più oggetto di investimenti anche in tempo di crisi. Storicamente, a fare la parte del leone grandi gruppi finanziari ed industriali degli Stati Uniti, seguiti da Brasile e Russia, in attesa dei primi passi concreti del gigante cinese.

(l.p.)

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