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Sisma 2009: tre simboli dell’Aquila che rinasce

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Aprile 6, 2019

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Sisma 2009: tre simboli dell’Aquila che rinasce

Due chiese e una fontana, tra i simboli più noti dell’Aquila, sono state restituite negli ultimi mesi alla città e ai suoi abitanti ed oggi, a dieci anni dal devastante sisma del 6 aprile 2009, rappresentano la voce di una bellezza che parla più forte delle polemiche per i ritardi nella ricostruzione. Sono la basilica di Collemaggio, la fontana delle 99 cannelle,  e Santa Maria del Suffragio, conosciuta dalla popolazione locale come chiesa delle Anime Sante, in ricordo delle vittime dei tre grandi terremoti che, nei secoli, hanno preceduto quello del 6 aprile.

Il crollo della chiesa delle Anime morte è stata una ferita indelebile, che i restauratori hanno scelto di lasciare anche sulla cupola. Una “cicatrice” – come l’hanno chiamata i restauratori – in ricordo di ciò che è successo. Su una pietra, oggi, sono incisi i 309 nomi delle vittime del sisma. In questo caso sono stati i francesi “che con sollecitudine generosa hanno contribuito alla ricostruzione di questo edificio sacro”, come ha detto lo scorso anno il cardinale Giuseppe Petrocchi, in occasione della cerimonia d’apertura con il presidente Mattarella e  la ministra degli Affari esteri francese incaricata per l’Europa, Nathalie Loiseau.  “Italia e Francia sono nazioni sorelle, la cui vicinanza si misura con una forza d’animo così particolare che ci porta a costruire insieme, consapevoli che senza l’altro non potremo andare lontano. E la ricostruzione della chiesa di Santa Maria del Suffragio è il più bel simbolo della nostra amicizia”, disse Loiseau in quell’occasione.

Piazza Duomo recuperata, con le sue chiese (il Duomo, in fondo, e la chiesa delle Anime morte) alla vita della città

Il FAI e l’ENI sono invece dietro il restauro di altri due gioielli, ancora più noti, del capoluogo abruzzese: la Fontana delle 99 Cannelle, che si contende con la Basilica di Collemaggio il ruolo di monumento simbolo. La fontana si trova in una delle zone più antiche del centro storico, La Rivera, nei pressi del fiume Aterno: venne eretta sull’antico castello di Acquili che diede nome alla città.  

Una lapide trecentesca posizionata sopra la fontana, ci dice che la costruzione risale al 1272, anche se l’opera è stata completata in diversi  periodi storici. Nel Quattrocento venne compiuto il rivestimento esterno con la caratteristica composizione a scacchiera in pietra di colore bianco o rosato proveniente dalle cave di Genzano di Sassa, proprio come la Basilica di Santa Maria di Collemaggio. Nella fontana ogni mascherone simboleggia uno dei 99 castelli interessati nella fondazione della città, anche se i mascheroni e le bocchette in realtà sono 93.

La Fontana delle 99 cannelle

La maschera di ogni cannella è diversa dalle altre, ma hanno tutte un fiore con rosone, simbolo del ciclo della vita.  La fontana monumentale è il simbolo della potenza della città appena fondata e dell’unità civica sulla quale il centro abitato fondava il suo prestigio e il suo potere.

Con il restauro della Basilica di Collemaggio è intanto “tornato a casa” il corpo dell’umile eremita Pietro da Morrone, diventato Papa col nome di Celestino V, l’unico precedente storico delle dimissioni di papa Benedetto XVI.  Celestino V rimase in carica per poco più di quattro mesi nel 1294 e poi si dimise: il “gran rifiuto” di cui parla Dante.

La teca col corpo di papa Celestino V, a Collemaggio

“Collemaggio è Celestino per gli aquilani, che qui vengono a venerarlo, a chiedere aiuto per la crescita nella fede e nella vita quotidiana”, ha detto il rettore della basilica, don Nunzio Spinelli.  Collemaggio è la chiesa dove per la prima volta è stata celebrata la Perdonanza, che ha anticipato di alcuni anni il giubileo del 1300. “Questo monaco umile, eremita, è un gigante. E io faccio il tifo perché la Perdonanza venga inserita nella lista dei patrimoni dell’Umanità dell’Unesco”, ha detto il card. Petrocchi.

La Basilica è un’icona della storia dell’architettura medievale e del Quattrocento aquilano ed oggi è restituita, luminosa e solare, ai visitatori e agli amanti dell’arte e del bello, luminosa, solare e con qualcosa in più perché i restauri hanno anche riportato alla luce particolari andati perduti nel corso degli anni.

Il bellissimo portale della basilica di Collemaggio

I lavori di ricostruzione sono stati finanziati dall’Eni, con un investimento di 12 milioni di euro e con la messa in campo del proprio know how nei progetti complessi e nella tecnologia più avanzata. “Oltre a finanziare abbiamo dimostrato cosa può realizzare un’azienda italiana che fa opere gigantesche in giro per il mondo, con la messa in sicurezza e il restauro nei tempi previsti”, ha detto un dirigente dell’ENI, Claudio Granata, in occasione della riconsegna della basilica alla città.

Collemaggio e il suo prato

La progettazione e la direzione dei lavori è avvenuta in collaborazione con le soprintendenze regionali e cittadina e con il supporto tecnico di tre università: L’Aquila, il Politecnico di Milano e la Sapienza di Roma: un esempio di quella positiva collaborazione tra pubblico e privato che è essenziale anche per la tutela del bello in Italia.

Nel decimo anniversario del sisma, oltre a essere grati per la vicinanza affettuosa che abbiamo avvertito  – ha scritto oggi dalle colonne de “Il capoluogo” (giornale on line edito da una cooperativa di giornalisti) – Goffredo Palmerini, scrittore, giornalista e “ambasciatore dell’Abruzzo” negli States dopo il sisma – vogliamo essere aperti alla speranza di futuro per la nostra comunità…”.


Maria Teresa Protettì, ”Alta tensione”, polimaterico, 30×30, anno 2009 

Patrizia Giannotti

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Maria Teresa Protettì, ”Alta tensione”, polimaterico, 30×30, anno 2009

“Con la forza e il coraggio di un popolo lacerato da calamità e con l’energia e la solidarietà di tutta l’umanità è possibile ricostruire l’ambiente che straordinariamente e imprevedibilmente la natura distrugge”.

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