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Sgarbi e Ainis: la bellezza dell’Italia motore del riscatto

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Novembre 12, 2013

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Sgarbi e Ainis: la bellezza dell’Italia motore del riscatto

Esce domani, per l’editore Bompiani II tesoro d’Italia (pp. 300, € 22) del critico ferrarese Vittorio Sgarbi. L’introduzione, che è del costituzionalista Michele Ainis è  stata anticipata oggi dal Corriere della Sera.  La tesi del libro è che l’Italia ha un tesoro di inestimabile  valore. Ed è un tesoro diffuso. Ma gli italiani non sanno  di averlo e lo sciupano. Nel libro, Sgarbi compone una  mappatura di villaggio in villaggio di opere, quadri, beni diffusi. Sono citati oltre 40 artisti, noti e meno  noti, e anche delle vere e proprie scoperte. Ne esce non solo una «cartografia del cuore» del critico ma anche un  percorso di storia dell’arte, in particolare dei secoli XI,  XII, XIII, XIV. Il libro è strumento per chi vuole conoscere l’arte del nostro Paese e scoprire quale tesoro  si «nasconda» dietro l’uscio di casa.
Il libro sarà presentato domani a  Roma a palazzo Barberini (via delle Quattro Fontane 13) alle ore 18 dal Ministro per i Beni e le attività  culturali Massimo Bray, con Michele  Ainis e Armando Torno. Interverrà  con loro l’autore.
“C’è un tesoro nascosto, o comunque ignorato – scrive Ainis – nelle periferie del Belpaese. Come gli affreschi dei fratelli Salimbeni nell’oratorio di San Giovanni (XV secolo), a San Severino Marche; o come la cripta della cattedrale  di Anagni (XI secolo). Le pagine di Sgarbi ci accompagnano perciò in un viaggio, in un’esplorazione.
Ci raccontano una ricchezza della quale non sospettavamo l`esistenza. O meglio: sappiamo dei Fori imperiali, della Torre di Pisa, dei templi di Agrigento. Sappiamo che l’Italia (con 49 siti riconosciuti dall`Unesco, alla data del 2013) è in testa alla classifica che misura il patrimonio culturale mondiale. Ma in realtà tutto il nostro territorio è punteggiato da tesori storici, artistici, paesistici. E noi ci camminiamo sopra ogni giorno, per lo più senza sapere dove posiamo i piedi” .
Ainis si chiede  quanto ne sappia lo Stato italiano delle bellezze italiane e se abbia la  capacità di riconoscerle, e  quindi di farle conoscere. “Il censimento dei beni culturali rimane un`incompiuta – secondo Ainis –  e non è un dettaglio irrilevante. Non a caso nel codice Urbani del 2004 – il testo normativo che disciplina tuttora la materia – la catalogazione precede ogni altra attività spesa per tutelare il patrimonio artistico.
E a sua volta la tutela esprime il primo obbligo che la Costituzione assegna al nostro Stato; gli altri due si chiamano valorizzazione e promozione”. “C`è il valore – constata amaramente  Ainis- ma  non c`è la valorizzazione”.

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