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Pisa celebra il principe di Montparnasse

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dicembre 13, 2014

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Pisa celebra il principe di Montparnasse

Amedeo_Modigliani_nudo di donnaAll’alba del XX secolo i vicoli di Parigi vibrano di novità e sperimentazione: sotto i colpi di una nuova generazione, i dettami delle arti figurative, che fino a quel momento hanno indicato la strada a pittori e scultori, diventano oggetto di nuove ed avvincenti interpretazioni. I bistrot si sostituiscono alle accademie; inquieti, profeti, illusi e coraggiosi trovano nella capitale francese un sublime banco di prova per le proprie vocazioni. Tante le sconfitte, rare le vittorie. È il 1906 e a due passi dal nuovo centro artistico sviluppatosi intorno a rue Laffitte, là dove è la sede della “Revue Blanche”, la rivista d’arte più all’avanguardia del momento, si trasferisce un giovane pittore livornese, destinato a segnare in maniera indelebile la storia dell’arte del 900.Amedeo_Modigliani_Photo[1]

È proprio al principe di Montparnasse, Amedeo Modigliani, che Pisa spalanca le porte di Palazzo Blu, accogliendo un centinaio di opere, per lo più provenienti dal Centre Pompidou, rievocando quell’atmosfera esaltante in cui maturò il gesto di Modì, cosciente del suo potenziale già durante il suo periodo di formazione alla “Scuola libera di nudo” dell’Istituto di Belle Arti di Venezia.

Muore troppo presto, come si addice al mito, ma il lascito è enorme: il frenetico desiderio di spingersi sempre oltre i traguardi tecnici raggiunti, lo rende straordinariamente prolifico; tutto è in mostra, dai suoi paesaggi dipinti a Livorno, fino alle sue ultime creazioni, ai ritratti, che diverranno  la sua forma espressiva prediletta, unica ed inimitabile.

I volti catturati sulla tela sprigionano un’energia da cui è impossibile sottrarsi: il contesto è pallido, trasparente, inconsistente; tutto si concentra sul soggetto in maniera netta e sintetica. È quasi ipnotica l’arte di Modigliani. La mostra Amedeo Modigliani et ses amis ci rapisce  fino al 15 febbraio, da lunedì a venerdì, dalle 10.00 alle 19.00, il sabato e la domenica dalle 10 alle 20, per condurci lungo un sentiero fatto di passione e dolore, per avvicinarci al cuore di Modigliani e a quello di chi condivise la sua esperienza parigina, rivoluzionaria e coraggiosa. Ammiriamo così anche le tele di Jacques Lipchitz, Juan Gris, Marc Chagall, Raoul Dufy, Chaim Soutine, Gino Severini e Pablo Picasso: quest’ultimo dirà un giorno di Modigliani: “Aveva gli occhi acuti, grande fascino e nonostante la sua vita disordinata esaltava quella degli altri”.

Modì muore a 36 anni: portato in ospedale il 18 gennaio del 1920, la tubercolosi lo spegne definitivamente sei giorni dopo. Accanto a lui la sua compagna, Jeanne Hebuterne, sua musa, incinta di nove mesi; due giorni dopo, alle quattro di mattina si uccide gettandosi dal quinto piano della sua casa paterna. La leggenda ha inizio. “Modigliani era un aristocratico, – scriverà il fauve Maurice de Vlaminck – la sua intera opera ne è la potente testimonianza. Le sue tele sono tutte improntate a una grande distinzione. Il grossolano, la banalità, la volgarità ne sono escluse”.

 Andrea Mazzuca 

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