Wednesday, Dec. 19, 2018

Paolo VI, il papa amico dell’arte

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novembre 2, 2014

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Paolo VI, il papa amico dell’arte

26038-1-_Guadagnuolo_-_Papa_Paolo_VIÈ il 7 maggio 1964. Nella Cappella Sistina risuonano parole di pace per riannodare un’alleanza  infranta da tempo tra la Chiesa e gli artisti; Paolo VI si rivolge proprio a loro, perché sa che l’uomo cresce anche attraverso la cultura, quando è al servizio del bene e della verità: “Ci permettete una parola franca? Voi Ci avete un po’ abbandonato, siete andati lontani, a bere ad altre fontane, alla ricerca sia pure legittima di esprime altre cose; ma non più le nostre. Vi abbiamo talvolta messo una cappa di piombo addosso, possiamo dirlo; perdonateci! Rifacciamo la Pace, quest’oggi, qui? Vogliamo ritornare amici? Il Papa ridiventa ancora l’amico degli artisti?” 

Papa Montini, durante tutto il suo pontificato, si adopererà per riallacciare questi fili, già a partire dal  Vaticano II.

In un suo appunto del 1964, il beato Paolo VI scrive: “Il Concilio ammette la legittimità dell’arte nella religione”, ricordando che la costituzione sulla liturgia “Sacrosanctum Concilium”, uno dei frutti più preziosi del Vaticano II, è anche un atto di alleanza della Chiesa cattolica con gli artisti.

A questa viva sensibilità di Papa Montini nei riguardi dei pittori, scultori, attori, scrittori, architetti, uomini di cultura in genere, il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano ha voluto recentemente rendere omaggio con la mostra “Paolo VI e gli artisti. Siete i custodi della bellezza nel mondo”, allestita nei monumentali  spazi espositivi del Braccio di Carlo Magno in Piazza San Pietro,  fino al 15 novembre.

Sono documenti significativi, fotografie ed opere d’arte che illustrano al pubblico il percorso intellettuale intrapreso dal beato Paolo VI durante tutta la sua vita, quadri e sculture che rievocano i suoi innumerevoli interessi collezionistici, quelli di chi spalancò i cancelli dei Musei Vaticani all’arte astratta ed informale, istituendo nel 1973 la Collezione d’arte religiosa moderna e contemporanea, grazie anche all’aiuto del suo segretario, Mons. Pasquale Macchi e di Jean Guitton, che svolse per il pontefice il ruolo di intermediario tra la Santa Sede e gli artisti, per la colossale operazione di raccolta delle opere, oggi esposte lungo un itinerario che si snoda dagli appartamenti di Innocenzo III, di Sisto V, di Alessandro VI Borgia fino alla Cappella Sistina.

È da qui che provengono quasi tutte le opere in mostra, ma anche dalla sezione Etnologica dei Musei Vaticani, come una stupenda thang-ka tessuta dai monaci buddisti, donata dal Dahlai Lama a Paolo VI nel 1973 ed un paesaggio del pittore cinese Zhang Daqian, capace di fondere la conoscenza dell’arte calligrafica con la tradizione figurativa occidentale.

Un percorso espositivo ricco di opere e di immagini: un viaggio tra le passione di un Papa che considerò sempre religione ed arte vincolate da un legame di sincera e profonda amicizia, entrambe in grado di illuminare l’uomo nel buio del mistero.

Da arcivescovo di Milano, il 20 ottobre del 1957, Montini si rivolge così agli artisti: “Sentite la chiamata che la Chiesa vi fa: Essa vi dice: “Venite ad aiutarmi, perché io ho un tesoro da consegnare agli uomini; date forma a questi concetti sublimi della religione, io ho da elevare la vostra arte a sacerdozio, che sia mediatore tra Dio e gli uomini”. La Chiesa ha bisogno del magistero e del ministero degli artisti”.

Andrea Mazzuca

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