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Villa Medicea di Artimino, gioiello toscano del ‘600

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Gennaio 6, 2014

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Villa Medicea di Artimino, gioiello toscano del ‘600

Artimino _Villa_100_caminiSu un poggio dirimpetto a quello del piccolo paese medievale di Artimino, una frazione del comune di Carmignano (Prato) sorge, ancora in tutta la sua granducale magnificenza, la Villa Medicea di Artimino. Nell’autunno del 1944 – ci dice Wikipedia – quando già la villa aveva avuto una serie di passaggi di proprietà – fu gravemente danneggiata dalle artiglierie militari. Ma il restauro fu tempestivo e venne terminato già nella primavera del 1945.

L’imponente villa fu commissionata dal Granduca Ferdinando I de’ Medici a Bernardo Buontalenti. Divenne nota anche con il nome di “La Ferdinanda” o “Villa dei Cento Camini” per la caratteristica serie di camini dalle varie forme che svettano sul tetto. Voluta come residenza di caccia, la villa ospitò spesso la corte granducale. Al suo interno furono collocate nel salone detto “delle ville” le diciassette lunette (oggi conservate nel Museo “Firenze com’era”) raffiguranti le residenze medicee che il fiammingo Giusto Utens dipinse alla fine del secolo XVI. Fu allora che la villa, con la raccolta iconografica, divenne il centro ideale dei possedimenti medicei nel contado fiorentino.

La villa è anche un “luogo galileiano”: dal 24 giugno al 23 agosto del 1608, la Corte si trattenne ad Artimino e Galileo Galilei vi si recò in agosto, invitato dal Granduca Ferdinando I de’ Medici per istruire nelle matematiche il figlio (futuro Granduca Cosimo II). La villa fu anche il teatro di molte esperienze dell’Accademia del Cimento. Nel settembre del 1657 vi furono, infatti, compiute numerose misurazioni dell’umidità atmosferica in diverse condizioni meteorologiche utilizzando l’igrometro a condensazione. Inoltre, nelle campagne circostanti, gli accademici effettuarono esperimenti barometrici per verificare la variazione della pressione atmosferica al variare dell’altitudine.

La villa – ci dice sempre Wikipedia nell’ambito dell’enciclopedica sezione dedicata alle ville medicee  –  fu costruita per desiderio del Granduca Ferdinando I de’ Medici. Filippo Baldinucci racconta che il granduca durante una delle frequenti battute di caccia sul Monte Albano, si fosse fermato proprio su questo poggio, in compagnia dell’ormai anziano architetto Bernardo Buontalenti, e colpito dalla suggestione del luogo, avesse espresso il desiderio di far costruire proprio in quel luogo una villa per sé e per la sua corte.

La villa venne costruita in soli quattro anni, dal 1596 al 1600 ed è un capolavoro della maturità del celebre architetto; rappresenta una summa stilistica delle altre ville medicee e ne chiude la stagione, completando il sistema regionale delle tenute dei Medici. L’anziano architetto, ammalato di gotta, diresse i lavori da Firenze, a riposo nella sua casa in Via Maggio, mentre sul posto operarono i suoi collaboratori Santi Maiani e Gherardo Mechini.Artimino cappellina_affrescata_(Passignano_e_Poccetti)

L’inconfondibile sagoma coronata dai numerosi camini e comignoli, domina la zona circostante come un bastione verso la gola nella quale l’Arno si serra contro il masso della Gonfolina. Senza la mediazione di un vero e proprio parco l’edificio si inserisce direttamente in un ambiente in parte boscato, in parte agricolo, imponendosi con la sua mole geometrica. Simbolicamente era il luogo per la percezione visiva dell’intero granducato, per questo Ferdinando commissionò al pittore fiammingo Giusto Utens una serie di 17 lunette con le ville medicee da collocare in un apposito salone detto appunto delle Ville; disperse nel Novecento oggi sono riunite al Museo di Firenze com’era a Firenze, anche se tre sono perdute, mentre nella villa sono state in seguito sistemate delle copie. Attiguamente, nella sala detta delle Guerre, lo stesso pittore realizzò altrettante lunette con scene di battaglie, che sono completamente andate disperse. Artimino lunetta Pitti_boboli

La villa era la favorita di Ferdinando per il periodo estivo e al piano nobile fu fatta decorare ad affresco da Domenico Passignano e Bernardino Poccetti con soggetti mitologici e allusivi alle virtù di Ferdinando: sono ancora visibili le decorazioni del salone centrale, degli appartamenti granducali, della loggia e dalla cappella. Esisteva poi un “guardaroba”, decorato da eccezionali dipinti come il Ritratto di Pietro Aretino di Tiziano, oggi presso la Galleria Palatina e il Bacco di Caravaggio, in mostra presso gli Uffizi.

Per le attività venatorie granducali, fu creato il grande Barco reale, una enorme bandita, recitata da un alto muro per circa 50 km che aveva come punto di riferimento e baricentro, proprio la villa di Artimino.

Nel 1782 la villa fu venduta dal Granduca Pietro Leopoldo di Lorena al marchese Lorenzo Bartolomei e in seguito passò per via ereditaria ai conti Passerini (1848); quindi fu venduta nel 1911 alla famiglia Maraini.

Verso il 1930 vennero approntate alcune modifiche all’architettura della villa, costruendo un nuovo scalone e risistemando il giardino.

Nel frattempo si contarono altri passaggi di proprietà. Nel 1979 la famiglia Riva effettuò una vendita all’incanto che disperse gli arredi e i dipinti della villa. Oggi ospita un centro congressuale ed alberghiero, mentre nei sotterranei è stato ricavato il Museo Archeologico Comunale di Artimino.

Oggi la villa  è sede di congressi, ricorrenze e eventi speciali, mentre al piano interrato è stato allestito il Museo archeologico comunale.

Clara Cosenza

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