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Il Mosè di Michelangelo risplende sotto la luce del 1500

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Febbraio 19, 2017

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Il Mosè di Michelangelo risplende sotto la luce del 1500

vetrina_mose_illuminazione-1La celebre statua, protagonista della Tomba di Giulio II, torna a brillare sotto i raggi di luce che l’autore, all’epoca della sua creazione, le aveva destinato. Un sapiente lavoro di ricerca e restauro, realizzato grazie al finanziamento di Lottomatica, rende giustizia al magnifico complesso scultoreo che padroneggia San Pietro in Vincoli, a Roma, restituendogli la sua originale lucentezza. Un articolato progetto di studio, restauro, manutenzione e illuminazione che la Soprintendenza per il Colosseo e l’area archeologica centrale di Roma affida alla curatela di Antonio Forcellino, restauratore che già quindici anni fa affrontò la pulitura del complesso.

Una nuova occasione di ricerca sull’opera che porta a confermare l’intuizione già affiorata nel 2001. Michelangelo non era solo un maestro scultore, ma anche un abile manipolatore della luce. new-restauro-09Lavorò le superfici marmoree in modo tale da accentuare la lucentezza in alcuni parti delle anatomie e dei panneggi, così da riflettere maggiormente la luce ricevuta e restituire al pubblico un effetto tridimensionale stupefacente. La ricerca ha svelato, poi, come le parti più lucenti corrispondano a quelle porzioni di superficie che nel 1545 erano colpite direttamente dai raggi di sole provenienti da una finestra alla destra del Mosè. Un effetto perso quando, centocinquanta anni fa, quella fonte di luce fu chiusa e l’opera privata della sua naturale illuminazione diretta.

new-restauro-19Per rimediare all’ennesima alterazione dell’originale palcoscenico creato da Michelangelo per il Mosè, si unisce all’équipe di restauratori il light designer Mario Nanni, che con sofisticate tecnologie digitali riproduce il percorso della luce nell’arco della giornata cinquecentesca, la diversa intensità e i differenti effetti sulle superfici marmoree e sui colori. Il Mosè torna oggi in scena così come Michelangelo lo aveva realizzato cinquecento anni fa, restituito in tutta la sua originale bellezza ai suoi milioni di visitatori.

È la collaborazione di un gruppo di maestri d’arte, è l’applicazione delle più innovative tecnologie e, non ultimo, è il felice connubio tra pubblico e privato a rendere tutto questo possibile. Il soprintendente Francesco Prosperetti sintetizza, durante la presentazione del lavoro tenutasi lo scorso 24  gennaio, il valore della collaborazione tra Lottomatica e Comune di Roma: “Il restauro del Mosè ha un’altra caratteristica esemplare che è quella della cura che il mecenate ha assicurato nell’arco di un periodo di più di 15 anni. L’idea è che non ci si limiti al restauro, ma che il monumento venga adottato attraverso una cura pluriennale. E’ questo l’obiettivo che noi vorremmo raggiungere anche per altri monumenti.

Camilla Cipolla

(foto di Andrea Jemolo tratte da lottomaticaitalia.it)

 

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