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Giovani Spazi: il concorso Inarcassa premia due catanesi

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giugno 20, 2013

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Giovani Spazi: il concorso Inarcassa premia due catanesi

“La bellezza salverà il mondo”, ha scritto qualcuno: non ne sono proprio convinto, ma conviene crederci”. Così “l’architetto”  Giorgio Albertazzi ha aperto il suo intervento al MAXXI di Roma in occasione della premiazione del Concorso di idee “Giovani Spazi”. “Del resto l’architetto – ha chiosato – ha a che fare con la bellezza”. Il concorso di Idee voluto da Inarcassa (Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza per gli Ingegneri e gli Architetti liberi professionisti) ha registrato la partecipazione di oltre 100 tra architetti e ingegneri sotto i 35 anni. Richiedeva ai giovani professionisti di creare un progetto per la riqualificazione delle aree esterne della sede  Inarcassa; i parametri di giudizio erano la qualità dei materiali, l’efficacia d’organizzazione degli spazi e  l’ospitalità che questi avrebbero dovuto suscitare. Infine, si è dato conto anche al budget complessivo. È proprio quest’ultimo elemento che ha favorito i due vincitori Sebastiano Amore e Gaetano Gioia, giovani ingegneri di Catania. Paola Muratorio, presidente Inarcassa, ha definito il loro progetto ‘’funzionale, realizzabile e attento ai dettagli. Il più efficace in termini di funzionalità visti i collegamenti esterni e interni e l’attenzione data ai costi’’.

Cristiano Rosponi, membro della giuria e vicepresidente del Comitato per la Qualità Urbana ed Edilizia di Roma Capitale, ha affermato: “Ogni progetto deve incrementare qualità, e i vincitori di questo concorso hanno ideato palazzine che non hanno snaturato il suolo circostante, hanno usato materiali di avanguardia. Tutti i progetti di questi giovano innescano qualità diffusa”. Sebastiano e Gaetano hanno risposto emozionati: “Grazie a Inarcassa per aver fatto questo concorso. Abbiamo uno studio da due anni che si mantiene proprio con la partecipazione dei concorsi. In Italia di solito, il progetto non si realizza, non si va oltre la premiazione: ecco perché diciamo grazie per l’incarico e la fiducia data ai giovani professionisti; ci dà molto coraggio”. Infatti l’aspetto innovativo del concorso risiede nella vera e propria realizzazione di questo progetto: una decisione che mette in moto il processo lavorativo e dà risposte adeguate ad esigenze reali e all’impegno professionale dei giovani.

Alla premiazione ha partecipato anche l’attore e regista Giorgio Albertazzi, architetto in gioventù. “Trattandosi di giovani architetti – ha detto ironicamente- era inevitabile che ci fossi io! Essere architetto è un piacere perché ha a che fare con la bellezza e l’invenzione in cui l’estetica è paragonabile a quella femminile. Sono convinto che bisogna crederci. Quando nella vecchia Stalingrado ho visto la casa di Dostoevskij e mi è apparsa così lugubre… eppure lui la raccontava sempre: la cucina economica, la porta imbottita. Ci stava bene. I luoghi dove stiamo ci rappresentano, e dobbiamo liberarcene se non ci piacciono. Oggi si punta alla restaurazione -continua Albertazzi- ma penso che ci sia molto lavoro da fare sulla costruzione: il nuovo è vitale, è colore. Per quanto riguarda me non posso dire di aver vantato grandi opere, ho avuto una  lunga vita durante cui il cinema mi ha dato molto: l’arte l’ho espressa anche con le sceneggiature e i miei maestri sono stati due grandi architetti: Baroni e Porcinari, grande amante dei giardini.”

All’intervento del maestro Albertazzi è seguito quello della senatrice Simona Vicari, sottosegretario dello Sviluppo economico. Davanti alla folla ha espresso il suo amore per l’architettura, in cui si è laureata. ‘’Non esercito la professione di architetto da circa vent’anni, ossia dal momento in cui quasi per scherzo è cominciato il mio percorso in politica –ha detto- ma mi ha dato una formazione che si è rivelata molto d’aiuto durante i miei anni di Sindaco di Cefalù. Mi ha aiutato a scegliere una giusta pianificazione adottando un terzo punto di vista: quello di chi usufruirà di quegli spazi’’. La senatrice ha continuato dicendo: “Credo che la nostra realtà sia determinata da scelte dettate dalla nostra cultura. Progettare con il punto di vista di dovrà vivere in quello spazio è fondamentale, perché si ripercuote sulla sua vita. Gli spazi soffocanti e disordinati portano a modelli e visioni culturali errate. Della serie dimmi dove vivi e ti dirò chi sei. Gli spazi dettati come i centri commerciali chiedono esclusivamente di ottimizzare tempi di realizzazione e introiti, invece che l’arte e l’esperienza delle persone. Spero che l’esperienza fatta da questi giovani divenga un modello di operare, e mi auguro che ciascuno di noi nel ruolo di cittadino si porga  il problema del cambiamento, senza accettare più compromessi”.

Giulia Coia

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