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Foreste italiane più efficaci contro l’effetto serra

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settembre 18, 2015

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Foreste italiane più efficaci contro l’effetto serra

boscoOttimizzare le foreste per combattere l’effetto serra e renderle maggiormente produttive. E’ quanto sta rivelando il progetto Life+ ManFor C.BD. (Managing Forests for multiple purposes: Carbon, Biodiversity, socio-economic wellbeing), cofinanziato dalla Commissione Europea e coordinato dall’Ibaf, l’Istituto di Biologia agroambientale e forestale del CNR.  La gestione multifunzionale delle foreste è dunque possibile. Le funzioni “ecologiche” dei boschi, come assorbimento del carbonio e sviluppo della biodiversità, possono essere potenziate di un quinto (+20%), con enormi benefici per la mitigazione dell’effetto serra e per l’ambiente, senza penalizzare l’aspetto produttivo: anzi, un bosco più sano offre una migliore risorsa legno e un indubbio richiamo turistico, aumentando il vantaggio economico per la comunità locale.

I risultati preliminari del progetto, che sta per concludere i suoi 5 anni di sperimentazione, sono stati anticipati alla comunità scientifica internazionale la settimana scorsa al XIV World Forestry Congress di Durban, in Sudafrica, e comunicati oggi nel corso del Congresso della SISEF, la maggiore Società Scientifica del settore forestale, in programma a Firenze fino a domani, venerdì 18 settembre. Tema della rassegna è ‘Sostenere il pianeta, boschi per la vita: ricerca e innovazione per la tutela e la valorizzazione delle risorse forestali”. Il progetto ManFor C.BD. dal 2010 è concentrato su 10 aree boschive tra Italia e Slovenia, tra cui la faggeta di Vallombrosa: le altre sono il Cansiglio (TV), Chiarano (AQ), Lorenzago (BL), Marchesale (VV), Pennataro (IS), Tarvisio (UD) e i tre boschi di abete sloveni di Kocevski Rog, Sneznk e Timovo.

Su tutti i siti, alla gestione tradizionale del bosco sono state affiancate una o due tesi innovative, figlie di un confronto allargato tra selvicoltori, esperti nella stima dibosco 5 flusso di carbonio, faunisti, tecnici forestali di zona e amministratori degli enti locali. L’obiettivo era quello di trovare la formula più indicata per ottimizzare la capacità delle foreste di fungere da serbatoi di biodiversità, di aumentare l’attrattiva turistico-paesaggistica e di mitigare l’effetto serra fissando l’anidride carbonica atmosferica negli alberi e nel suolo. Il tutto, producendo legname di qualità.

Il confronto ante-post trattamento ha fatto registrare finora un aumento del carbonio assorbito (dato rilevante in un lasso di tempo così ristretto) e una marcata crescita della biodiversità (con picchi del +20% su insetti, anfibi e uccelli). Alla fine dei lavori, ormai imminente, il progetto coordinato dall’Ibaf lascerà un’eredità importante. Un patrimonio di dati, informazioni, “buone pratiche” di gestione forestale sostenibile, ma anche la consapevolezza dei risultati nelle comunità interessate. E la prova che i boschi gestiti secondo nuovi criteri possono svolgere con più efficacia il ruolo di salvatori del pianeta.

bosco 3Come tutti i progetti Life+, il ManFor C. BD ha una forte componente divulgativa. Per informare e coinvolgere i visitatori e le comunità locali, il progetto prevede su ciascun sito l’allestimento di un percorso scientifico dimostrativo, a più tappe, in cui vengono descritte le operazioni svolte nel luogo e gli strumenti utilizzati (dalle trappole per gli insetti ai sistemi per misurare la respirazione del suolo). Alcuni pannelli illustrativi spiegano il concetto di coltivazione (gestione) dei boschi, le differenze tra una gestione tradizionale e una innovativa, ma anche come viene quantificato il carbonio, come vengono monitorate le specie animali scelte come indicatrici di biodiversità, come vengono misurati gli indicatori di buona gestione del progetto e tanto altro ancora.

Silvia Rinaldi

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