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La “Principessa dei mari” ha il cuore italiano

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luglio 10, 2013

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La “Principessa dei mari” ha il cuore italiano

Si chiama Royal Princess ed è semplicemente la nave passeggeri più grande mai realizzata in Italia. Con i suoi 330 metri di lunghezza, 66 di altezza e 38 di larghezza per una stazza complessiva di 141.000 tonnellate, l’ultimo gioiello della gloriosa Fincantieri di Monfalcone sarà il fiore all’occhiello del gruppo statunitense Carnival Cruises, tra i leader nel settore delle crociere. Royal Princess è però interamente frutto della tecnologia italiana, simbolo ed orgoglio di un’Italia che funziona ed esporta nel mondo il proprio marchio di fabbrica. La nave ha assaporato il mare per la prima volta nell’agosto 2012, dopo 25 mesi di costruzione e oltre 9 milioni di ore di lavoro da parte di un team composto da 12.000 persone tra ingegneri e operai. Dopo nove mesi di collaudi, la “Principessa dei mari” è approdata a Southampton, dove lo scorso 13 giugno è stata ufficialmente battezzata dalla duchessa di Cambridge, Kate Middleton, e successivamente solcherà i mari di tutto il globo.

Royal Princess è davvero una città galleggiante: dotata di 1.780 cabine, quasi tutte con balcone, può trasportare fino a 4.200 passeggeri che, sommati ai 1.400 membri dell’equipaggio, possono eguagliare e superare gli abitanti di una comunità medio-piccola. È stata progettata secondo criteri ricercati che rispondono alle esigenze di risparmio energetico e salvaguardia ambientale, regolate da normative che entreranno in vigore a partire dal 2020. La nave è infatti sospinta da 4 diesel e 2 propulsori elettrici che le garantiscono una potenza di 52.000 Kw, inferiore del 15% rispetto alle antenate ma comunque in grado di raggiungere la medesima velocità di punta (circa 23 nodi) grazie a studi accuratissimi sulla carena e sull’impatto aero e idrodinamico. Questo consentirà di risparmiare oltre 5.000 tonnellate di combustibile all’anno, con una conseguente e notevole riduzione di emissioni di CO2. Ma le innovazioni tecnologiche non si fermano alla sola elettronica: anche la sicurezza è prioritaria su Royal Princess. La nave risponde infatti ai requisiti della normativa “Safe return to port”, introdotta nel 2009 con l’obiettivo di fornire tutte le navi di un sistema di emergenza che consenta il rientro nel porto più vicino in caso di falla o incendio.

La cantieristica navale si conferma dunque uno dei punti di forza del made in Italy, tra i pochi settori che non hanno risentito della crisi economica. E Fincantieri, che in oltre 200 anni di storia ha prodotto più di 7.000 navi – dalla Vespucci alla portaerei Cavour – ne è la punta di diamante, come conferma lo stesso amministratore delegato, Giuseppe Bono: «Royal Princess rappresenta un forte investimento industriale ed è per questo la miglior risposta da parte di Fincantieri alla crisi del mercato mondiale. Dal 1990 la nostra azienda ha varato 64 navi da crociera, 41 negli ultimi dieci anni, una media di 4 l’anno, ed altre 10 sono in costruzione nei cantieri del Gruppo. Nel 2012 il nostro fatturato ha superato i 4 miliardi e abbiamo fatto utili». Bono lancia poi una stoccata: «Siamo un’azienda statale al 100% ma il sistema Paese non ci aiuta, non riceviamo nemmeno quei contributi alla ricerca che i nostri concorrenti negli altri Paesi hanno». Conclude sottolineando la qualità e l’avanzamento tecnologico del settore navale italiano, che si distingue da sempre in Europa e nel mondo: «In questo settore siamo davanti alla Germania: gli obiettivi che loro si sono posti sono i risultati che noi abbiamo già raggiunto».

Patrizio Iocchi

Patrizio Iocchi

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