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Farinetti firma con i cinesi e dice “la bellezza ci salverà”

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aprile 24, 2013

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Farinetti firma con i cinesi e dice “la bellezza ci salverà”

“La crisi? La bellezza ci salverà. Food e turismo motori della ripresa”:  sono questi i cardini della visione di Oscar Farinetti, l’inventore di Eataly, espressa in una intervista a Vanni Cornero pubblicata ieri da “Italia Oggi” all’indomani della firma  di un accordo da 4,5 milioni di euro per fornire vini firmati Fontanafredda al megagruppo Nam Kwon di Macao.   Nell’occasione – riferisce  Farinetti nell’intervista – Duan Hongyi, il presidente di questo colosso che  influenza tutta l’economia cinese ha detto testualmente: “In questa parte d’oro del Piemonte si percepisce la felicità che la cultura del suo vino ci poterà”.  Un’affermazione che Farinetti chiosa così: “Ecco, tutto qui. L’Italia è un concentrato di bellezza di cui tutti vorrebbero almeno un pezzo. Si deve solo riuscire ad esserne degni. Cosa che politica certo non fa”.

L’accordo è propedeutico all’apertura in Cina di una catena di enoteche e wine bar che proporranno i vini  della storica cantina di Serralunga l’Alba, concentrandosi in particolare su Barolo Ma l’accordo potrà essere anche un volano dello sviluppo del turismo cinese  verso l’Italia, visto cheil gruppodi Macao sta valutando di attivare un network per la promozione di un flusso turistico legato all’enogastronomia italiana.

Nell’intervista Farinetti spiega che  l’agroalimentare italiano  vale circa 31 miliardi di euro l’anno, ma che in giro per il mondo si vendono  per altri 50 miliardi prodotti chedi italianohanno solo il nome. “Proviamo a spazzarli via – propone il fondatore di Eataly – imponendo sul mercato  gli originali, facendoli conoscere e spiegando la differenza. Credo che con ricadute di vario tipo il girodell’export arriverebbe a 100 miliardi, un fatturato in grado di genere rare  un milione di posti di lavoro”.

 L’altro motore della ripresa dovrebbe essere il turismo. “Se si riuscisse a portare in Italia il doppio dei 47,5 milioni di stranieri che ci vengono ogni anno i  disoccupati sparirebbero o quasi”.  E si tratta di un obiettivo non impossibile  visto che la Francia, con un patrimonio artistico inferiore al nostro ne totalizza 80 milioni.

 La conclusione di Farinetti è chiara ed indica una strada: “Bisogna piantarla di parlare solo degli indici di redditività: le imprese si creano per farle crescere, non per pensare a quanto si guadagna. Perché  se qualcosa si può salvare sono le  tante, geniali aziende che esportano in tutto il mondo quella bellezza italiana che ci fa essere grandi partendo dalle piccole cose. Nonostante una politica e una burocrazia che nessuno si merita”.

l.p.

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