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Chiara Fera e il “Libro invisibile di Pietro Citati”

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Febbraio 16, 2019

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Chiara Fera e il “Libro invisibile di Pietro Citati”

Una ricerca lunga e minuziosa, un studio attento ed approfondito hanno portato alla luce “Il libro invisibile di Pietro Citati – Racconto di un’analisi” edito da Rubbettino e scritto da Chiara Fera. Presentato giovedì 14 febbraio alla Galleria del Primaticcio di Palazzo Firenze a Roma sede centrale
della Società Dante Alighieri il testo rappresenta una rievocazione dei classici della letteratura mondiale compiuto in tanti decenni da uno dei più prestigiosi, poliedrici e avvincenti scrittori italiani del nostro tempo. Chiara Fera ha passato in rassegna mezzo secolo di giornalismo letterario sulle pagine del “Corriere della Sera” e de “la Repubblica” in cui Citati coltiva una personalissima storia della letteratura. «Chiara Fera scrive molto bene, in particolare ho apprezzato la seconda parte del suo libro, quella in cui dimostra l’esistenza di una monografia su Dostoevskij scritta sui quotidiani», ha spiegato lo stesso Citati.

Alla presentazione del libro della giovane giornalista di Catanzaro, due tra i più eminenti critici letterari italiani, Giorgio Montefoschi (scrittore Premio Strega) e Piero Boitani (direttore letterario della Fondazione Lorenzo Valla e già docente di Letterature Comparate all’Università La Sapienza di Roma e di Lingua e Letteratura Italiana all’Università di Cambridge).

L’autrice, 26 anni, per scrivere il suo saggio è infatti andata più volte a incontrare Citati nella sua casa romana e ha studiato e analizzato mezzo secolo della sia produzione giornalistica. Dagli autori italiani di cui fu collega e amico al groviglio di destini umani che è il romanzo ottocentesco; dalle irrazionali disarmonie che tormentano il Novecento alla desolazione in cui è precipitata la letteratura contemporanea. Un’analisi che si fa racconto, al punto che pare impossibile distinguere il Citati critico dal Citati narratore. Nasce così un ibrido: nei suoi articoli autore e opera sono protagonista e trama di un appassionante romanzo critico. Come quello su Fëdor Dostoevskij: un libro invisibile scritto sui quotidiani, per lettori comuni, vincendo la faticosa sfida contro l’anacronistico elitarismo di parte della critica accademica. Ed emergendo dal caos irrefrenabile del giornalismo culturale con una tragica, geniale, sublime monografia.

La scoperta di questo libro invisibile Chiara Fera l’ha raccontata così: «Nel corso di una delle interviste, gli feci una domanda la cui risposta mi rivelò Citati in tutta la sua umiltà, un’umiltà rinvenibile solo nei più grandi sapienti. Come tutti sanno, Citati non scrive solo articoli ma è anche autore di appassionate monografie su giganti della letteratura, come Kafka, Proust, Tolstoj, Fitzgerald, Leopardi. Ma non scrisse mai un libro su Dostoevskij, benché di lui abbia detto “non è uno scrittore ma un’intera regione della letteratura, in cui giace l’immenso corpo del romanzo”. Allora gli chiesi “perché non un libro su Dostoevskij?” Mi rispose: “Non ho mai osato scriverlo, è troppo difficile”. Per me fu la consacrazione di un mito. Feci delle ricerche negli archivi del “Corriere della Sera” e de “la Repubblica” e scoprii talmente tanti articoli di Citati sullo scrittore russo che ne veniva fuori un libro: tra la pagina economica e quella sportiva spuntava una dissertazione sulle idee napoleoniche di Raskolnikov o sul nichilismo di Stavrogin. Un’operazione culturale incredibile». 

Loretta Tarducci

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