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Alberghi diffusi, il turismo da residenti

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gennaio 21, 2013

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Alberghi diffusi, il turismo da residenti

Fra le macerie del terremoto del 1976, nacque il primo, in un piccolo paesino del Friuli. Era il 1978 e nelle viuzze di Maranzanis in provincia di Udine, al confine con l’Austria, si sperimentò una nuova forma di turismo, l’”Albergo diffuso”. Un complesso di stanze vuote, in un’area storica del paese, veniva usato come un vero e proprio Hotel.  “A distanza di 25 anni, oggi gli alberghi diffusi in Italia sono 62, ma penso che saranno 70 entro l’anno” dichiara Giancarlo dall’Ara, presidente dell’Associazione Nazionale Alberghi Diffusi. Una tipologia di turismo che, a differenza di altre, è in crescita. Sette su dieci hanno avuto quest’anno più clienti rispetto al 2011. Sono riconosciuti ufficialmente da 16 regioni su 20, ma parlare di fondi specifici è ancora un tabù. L’idea è scaturita dalla necessità di rivitalizzare piccoli villaggi, ormai poco abitati, attraverso il turismo. “Gli edifici che compongono un albergo diffuso – ci spiega Dall’Ara – devono essere preesistenti e di “sapore locale”, e le unità abitative devono diventare camere.” Come albergo, deve possedere tutte le caratteristiche richieste dagli alberghi tradizionali: reception, servizi alberghieri, punto ristoro, assistenza, pulizia quotidiana, gestione unitaria e imprenditoriale. L’aggettivo “diffuso” connota invece un modello ospitale vero e proprio, distinto dagli altri. Chi lo sceglie cerca un rapporto amichevole con gli ospiti, colazione con caffé e cornetto in compagnia, un prodotto personalizzato e lontano dagli standard.

Alla ricerca di normative specifiche. “Il modello ovviamente è tutto italiano, – racconta Dall’Ara – ed è nato grazie alle esperienze che ho fatto in Friuli e nel Montefeltro negli anni ’80, e in Sardegna negli anni ’90. Ma come il bed and breakfast è stato copiato in tutto il mondo, la stessa cosa può avvenire con l’albergo diffuso.”  Anzi in tutta Europa ne potrebbero nascere di nuovi. “Al momento oltre ad un albergo diffuso spagnolo (ma presto in Spagna potrebbero essercene altri 3) ci sono dei tentativi di ospitalità diffusa sia in Svizzera che in Croazia. L’interesse è maggiore all’estero che in Italia, basta leggere la rassegna stampa internazionale per accorgersene. Il problema è che per aprire e gestire un albergo diffuso occorrono norme specifiche, e molti Paesi non sono disponibili ad adottarle.” “Lo spunto per fondare l’Associazione è venuto proprio dall’aumento dei casi di abuso del termine – continua Dall’Ara -. Problema per ora “tamponato” ma non completamente risolto.La Regione Pugliaad esempio chiama “alberghi diffusi” anche i centri raccolta di immigrati. Ad oggi abbiamo rifiutato il riconoscimento di albergo diffuso ad una ventina di strutture in Italia e ad una in Svizzera.”

È ancora più difficile riconoscere un vero albergo diffuso laddove manca completamente una legislazione puntuale. In quattro regioni italiane c’è ancora un vuoto legislativo. In Veneto è ancora ferma la proposta di legge sugli alberghi diffusi, presentata con un disegno di legge più generale sulla revisione globale del settore turistico. La politica è in ritardo, perché nella regione esiste già un albergo diffuso riconosciuto dall’associazione: il Faller, a Sovramonte, in provincia di Belluno (www.albergodiffusofaller.it), e se ne stanno pensando altri a Fornesighe di Forno di Zoldo ed in Alpago. “Sono convinto – chiarisce il consigliere regionale Sergio Reolon, firmatario della proposta di legge – che anche in Veneto, in particolare nelle zone montane che non siano centri turistici già affermati, vi siano importanti spazi per queste realtà. Di più, sono convinto che in quelle località l’albergo diffuso ed i bed and breakfast rappresentano l’unica forma possibile di ricettività turistica”.

L’esperienza di Sas Benas. Nella relazione che accompagna la proposta di legge, si prende come esempio tipico di “albergo diffuso” il sardo Sas Benas (www.sasbenas.it), un albergo che oltre che essere diffuso è anche tematico. Nelle stanze degli edifici di Santu Lussurgiu ci sono vecchi strumenti musicali, e i turisti vengono condotti in un percorso alla scoperta delle tradizioni canore della regione. Rincorrendo l’utopia di un viaggiatore sempre più simile ad un  residente. Il proprietario Antonio Diego Are spiega che l’albergo ha una caratterizzazione molto precisa. “Sas Benas è il primo albergo diffuso nato in Sardegna. Era stato sin dal principio concepito come un albergo a tema musicale. Ma non si trattava di caratterizzare la struttura esclusivamente sulle tradizioni locali e regionali, ma sulla musica più in generale, avendo particolare attenzione nei confronti della musica antica.” Are è anche maestro musicale di flauto traverso.  “Per oltre 15 anni ho organizzato a Santu Lussurgiu (prima dell’apertura dell’Albergo) i Seminari Internazionali di Musica Antica, che riscuotevano notevole successo, per la presenza di maestri di chiara fama mondiale e che attraevano numerosi partecipanti. La nostra clientela è principalmente regionale (con una predominante percentuale della zona del centro sud della Sardegna). Ultimamente registriamo un incremento delle presenze di turisti francesi e dell’area francofona dell’Europa, una minore parte di turisti tedeschi.” La Sardegna ha una legge regionale ottima sugli alberghi diffusi, eppure non prevede finanziamenti specifici. “Manca un intervento dedicato che possa in particolare aiutare a risolvere uno dei problemi principali nella gestione e fruizione dell’albergo diffuso, che è la logistica. Non sarebbe male sela Regione Sardegna impostasse una campagna di promozione specifica sull’Albergo Diffuso che rendesse conosciute e soprattutto chiare le nostre particolarità così tanto ammirate da tutti (specialmente dagli stranieri)”.

Domenico Mussolino

Articolo partecipante al premio giornalistico La Voce della Bellezza

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