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Officine Pratesi: laboratorio del ‘400, da Donatello a Lippi

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novembre 6, 2013

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Officine Pratesi: laboratorio del ‘400, da Donatello a Lippi

Fino al prossimo 13 gennaio Prato ci rimanda nel 1400, secolo in cui divenne laboratorio e punto di ritrovo   per grandi artisti come Donatello, Michelozzo, Maso di Bartolomeo, Uccello e Lippi: tutti coinvolti, in qualche modo, nella creazione degli affreschi del Duomo di Santo Stefano. La mostra, in onore della quale è stato riaperto dopo 15 anni Palazzo Pretorio, ospita oltre 60 opere provenienti da tutto il mondo che si accostano a quelle conservate nei musei della città. L’esposizione si articola in sette sezioni, la prima delle quali non poteva che essere dedicata a Donatello. Alla sua gioventù, in particolare, durante cui usò prevalentemente la terracotta, come dimostrano il tabernacolo e la formella della Creazione di Eva probabilmente proveniente da un cassone ritraente la storia della Genesi.

Al ‘’leggiadro e capriccioso ingegno’’ (Vasari) di Paolo Uccello è stata dedicata una mostra monografica, dove ai lavori pensati per la cappella dell’Assunta si aggiungono delle tavole dal gusto tardogotico provenienti da Oxford, Melbourne, Karlsruhe e Allentown. Anglofona anche la terza sezione che ospita la pala proveniente da Dublino, dalla luminosità più rinascimentale che gotica, a cui lavorarono  Zanobi Strozzi e Domenico di Michelino.

Altra personalità importante del quindicesimo secolo fu Fra Filippo Lippi, che visse a Prato dal 1452 al 1465 sotto la protezione dei Medici. In questo periodo, oltre a lavorare agli affreschi della cappella Maggiore di Santo Stefano, l’artista divenne cappellano del convento di Santa Margherita e dipinse la Lippina, ora conservata negli Uffizi di Firenze: la prima delle tante opere incentrate sul rapporto Madre-Figlio tra la Vergine e il Bambino.

Tra i collaboratori più stretti di Lippi troviamo Piero di Lorenzo, a cui si attribuisce la Natività di Castello, e Fra Diamante, protagonista della sesta sezione, sì fedele al maestro ma ormai incline a una pittura più avanzata come quella del Verrocchio fatta di luci terse e dinamiche.

Filippino, nato dalla relazione clandestina tra Lippi e la monaca Lucrezia Buti, ereditò il talento del padre. Fu autore del tabernacolo del Mercatale -ricco di elementi di arte antica e restaurato da Leonetto Tintori alla fine della seconda guerra mondiale- e della pala dei primi anni del 1500 per la sala dell’Udienza del Palazzo dei Priori. All’età di 14 anni Filippino entra nella bottega di Botticelli, grande allievo di suo padre, e ne trae molti insegnamenti. Per questo a ‘’l’amico Sandro’’ è stato riservato l’onore di chiudere l’esposizione con una sua opera: il Crocifisso sagomato, conservato nella Chiesa pratese di San Vincenzo.

 Giulia Coia

 Fonte: www.officinapratese.com

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