Friday, Jul. 20, 2018

Una storia nascosta: Napoli Sotterranea

Written By:

|

ottobre 2, 2012

|

Posted In:

Una storia nascosta: Napoli Sotterranea

C’è la Napoli di superficie, con Posillipo, Mergellina, il Vomero, il Centro storico e tutta l’iconografia che tutto il mondo conosce con i suoi vicoli e tradizioni, e poi c’è la bellezza sconosciuta o quasi della Napoli nascosta, buia, umida, che racchiude in sé mistero e leggende: la Napoli sotterranea. Anche questa è una risorsa per la città, molto suggestiva e che tutto l’anno affascina turisti da ogni parte del mondo.

Il sottosuolo di Napoli risale al IV secolo a.C. ed è rappresentato da acquedotti di origine greco-romana, con circa 400 cunicoli e cavità scavate nel tufo giallo in gran parte del sottosuolo del Centro storico della città e che, dal 1995, è stato dichiarato dall’Unesco Patrimonio mondiale dell’umanità per la sua unicità in fatto di storia, leggenda e tradizione. Tra i resti rinvenuti c’è anche il teatro greco-romano dove Nerone, nel 64 d.C., era solito esibirsi per il suo popolo; si racconta che durante una sua esibizione ci fu una forte scossa di terremoto e per far sì che gli spettatori non se ne andassero per lo spavento, Nerone disse loro che erano gli Dei che lo acclamavano. Il teatro è visitabile ancora oggi, ma solo in minima parte, in quanto l’urbanizzazione odierna, costituita per lo più dai “bassi” (tipica abitazione napoletana), ha inglobato la bellezza degli spalti dell’allora teatro.

La storia del sottosuolo partenopeo nasce perché i greci, estraendo il materiale lapideo per edificare le fondamenta della città di Neapolis, diedero origine a profonde cavità sfruttate poi come acquedotti. Inoltre pensarono bene di realizzare delle vie di comunicazione per ogni singola cisterna dando vita ad una fitta rete di cunicoli strettissimi di diversa lunghezza e percorso, in cui l’acqua veniva prelevata da una sorgente alle falde del monte Somma. Con le successive dominazioni territoriali il sottosuolo subisce, nel corso del tempo, diverse trasformazioni mantenendo la sua struttura e la funzione di acquedotto locale. In particolare, in epoca augustea, i romani pensarono di sfruttare al meglio tale risorsa ampliando il sistema di circa 400 km, distribuendo l’acqua fino alle città di Pompei, Ercolano e Stabia.

Nel 1885 il Regno d’Italia decise la chiusura definitiva dell’acquedotto perché, in seguito alle epidemie di colera di quel periodo, le acque vennero inquinate attraverso la pietra stessa. Ciò accadde in quanto il tufo, essendo di materiale permeabile, consentì il trapasso di liquidi infetti nella rete idrica del territorio, quindi l’acquedotto perse la sua fruibilità e diventò una discarica abusiva dove i cittadini gettavano i rifiuti nei pozzi. Solo in seguito, il Genio civile decise di riaprire le cavità apportando importanti lavori di ristrutturazione: l’originale ingresso al sottosuolo avveniva solo attraverso i pozzi, così fu realizzata una scala di circa 140 gradini (percorribile ancora oggi) per raggiungere i 40 metri di profondità. Tutti i pozzi vennero chiusi con enormi pilastri per evitare che le bombe della Seconda guerra mondiale potessero oltrepassare. I pilastri non avevano e non hanno però, una funzione reggente dato che le cavità presentano una forma tronco-trapezoidale (il peso dall’alto è distribuito attraverso le pareti) garantendo anche una tenuta più solida in caso di terremoto. Il suolo di alcune zone delle cavità, venne coperto di cemento per occultare l’accumulo dei resti del passato.

Un’altra leggenda correlata al sottosuolo napoletano è la leggenda del “monaciello” tutt’ora narrata; era uno spirito che, secondo la tradizione, si aggirava nelle abitazioni di Napoli e che se trattato bene lasciava dei soldi ai proprietari, in caso contrario si poteva comportare in malo modo. In realtà, i monacielli erano i “pozzari”, uomini che lavoravano negli acquedotti e che, a causa dell’umidità, si coprivano con mantelli con cappuccio assumendo sembianze di monaci francescani. Era solito vederli in casa perché accedevano alle abitazioni attraverso i pozzi e spesso capitava quando in casa erano presenti solo le mogli e, per gentilezza, i pozzari lasciavano loro del denaro.

Oggi, Napoli sotterranea fa parte del patrimonio storico-culturale della città ed è ricordata anche come l’unico rifugio di salvezza per i cittadini per proteggersi dai continui bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Esistono due ingressi per accedervi: il primo nel cuore di Napoli, in piazza San Gaetano vicino via San Gregorio Armeno (la “strada dei presepi” e dove tra l’altro è possibile visitare anche il teatro greco-romano in via Anticaglia), e l’altro in via Sant’Anna di Palazzo, nei pressi di piazza del Plebiscito.

Sotto il chiostro di San Gregorio Armeno è presente una cisterna che dal 1925 divenne la cantina per le dispense delle suore di Santa Patrizia. In questa cisterna le suore producevano un vino chiamato Tufello (il nome deriva da ‘tufo’, perché fatto invecchiare sotto le cavità di questa pietra), attualmente in produzione come tradizione ed in vendita presso la Napoli sotterranea, in piazza San Gaetano.

Oltre a San Gennaro, anche Santa Patrizia è la Patrona della città di Napoli, ed era venerata dalle nubili in quanto, secondo la leggenda proteggeva dai problemi di sterilità e ogni martedì, compie il miracolo della liquefazione del sangue nella chiesa di San Gregorio Armeno. La Napoli sotterranea è certamente una pietra miliare nel folclore partenopeo che racchiude molte leggende oltre a quelle citate e che rispecchiano il temperamento e la tradizione dei napoletani.

(Fabio Pariante)

Share This Article

Related News

Irene Cao, il nuovo romanzo “Io ti amo” illustrato dai fotoquadri di AdottaUnRagazzo
Il ministro Bonisoli presenta la Festa della Musica 2018, testimonial Ezio Bosso
Le Historiae “perdute” di Seneca il Vecchio rinvenute in un papiro di Ercolano

About Author

La Voce della Bellezza

Leave A Reply

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *