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Un vivaio per amico: ortoterapia nell’oasi di Ninfa

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ottobre 24, 2012

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Un vivaio per amico: ortoterapia nell’oasi di Ninfa

Aiutare i ragazzi disabili attraverso il contatto con la natura. Maurizio Cippitani, educatore e volontario, da diversi anni svolge, insieme ad altre persone, attività di ortoterapia all’interno dell’Oasi di Ninfa. Il giardino naturalistico diventa per l’occasione un laboratorio all’aperto grazie al progetto “Un vivaio per amico”. L’iniziativa, promossa dall’associazione Opera Nazionale Mutilati Invalidi Civili (Omnic) in collaborazione con la Fondazione Caetani ed il patrocinio del comune di Cisterna di Latina e della regione Lazio, è partita nel 2008 e coinvolge persone disabili e socialmente svantaggiate. L’obiettivo è quello di creare un “vivaio” di relazione umane, un luogo immerso nel verde dove ragazzi ed adulti possano crescere insieme senza discriminazioni, imparando a tutelare la biodiversità vegetale.

«Due volte alla settimana – spiega Cippitani – i giovani, suddivisi in due gruppi, svolgono attività di ortoterapia. Il primo gruppo è formato da persone con problemi psichiatrici dell’Asl Latina UOC CSM – CD Aprilia Cisterna. Il secondo comprende i ragazzi disabili dell’associazione Omnic. Entrambi i gruppi sono coinvolti in attività all’aperto per imparare a lavorare insieme, per sviluppare un metodo di lavoro e ad avere degli obiettivi da raggiungere. La terapia “verde” li aiuta a ritrovare fiducia in se stessi, rafforzare l’autostima, ad essere più responsabili visto che dovranno far crescere e curare un essere vivente, una pianta». Uno spazio verde vissuto in maniera attiva diventa per un disabile un luogo creativo e di contatto quotidiano col mondo vivo della natura, nel suo divenire giorno dopo giorno e stagione dopo stagione. L’ortoterapia è nata nei paesi anglosassoni e negli ultimi anni ha cominciato a diffondersi anche in Italia attraverso progetti terapeutici. Le piante che di solito vengono utilizzate sono quelle da fiore e quelle aromatiche, per stimolare la vista e l’olfatto. Molto utili sono anche quelle con fogliame villoso (cioè con foglie pelose), perché “sollecitano” il senso del tatto e si rivelano particolarmente adatte per malati di Alzheimer e le persone che necessitano di un contatto vivo.

«I ragazzi, guidati dai volontari e da persone esperte – continua Cippitani – coltivano diverse piante che vengono reinserite nell’oasi naturale. Ad esempio abbiamo ripiantato un’antica rosa, la “Rosa Rêve d’Or”. Prima che la pianta morisse l’abbiamo riprodotta per talea prelevando delle porzioni di ramo della lunghezza di circa 15 cm. Opportunamente tagliati all’estremità, i rami sono stati messi in dei vasi. Dopo circa quattro mesi dalla parte interrata di alcuni legnetti sono cresciute le radici. Le rose sono state tenute nei vasi per circa un anno. Poi una di queste, è stata messa a dimora nello stesso posto in cui c’era la “pianta madre” che nel frattempo è morta. Quindi non abbiamo piantato una rosa simile ma una identica a quella madre». Le persone, coinvolte nel progetto, hanno così imparato diverse tecniche di lavoro. “Un vivaio per amico” vuole infatti sviluppare anche una terapia occupazionale inserendo le persone più preparate nel mondo del lavoro, magari nell’ambito dell’attività vivaistica. Un ottimo esempio dove la natura diventa un vivaio di relazioni e un aiuto sociale.

(Luisa Calderaro)

Articolo partecipante al premio giornalistico La Voce della Bellezza e pubblicato su La Nuova Ecologia

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