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Piano Marshall per il recupero del patrimonio d’arte italiano

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settembre 20, 2013

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Piano Marshall per il recupero del patrimonio d’arte italiano

“Bisogna lavorare sulle utopie:ritrasformare l’Italia nel più bel paese possibile”, ma per farlo ci vuole un “Piano Marshall” dell’Europa finalizzato al recupero e alla valorizzazione del patrimonio architettonico italiano: lo ha detto il prof. Philippe Daverio al MAXXI, nella serata della proiezione del suo film-documentario “Il Mestiere del Costruire” prodotto da Inarcassa. “Solo l’Europa –ha detto Daverio-  può salvare il patrimonio culturale di questa Italia, che è un meccanismo architettonico molto articolato e che custodisce testori architettonici ereditati da sette Stati diversi”.

L’Inarcassa  – che ha organizzato l’evento – è pronta a fare la sua parte per investire nel recupero intelligente delle dimore storiche nel presupposto della redditività dei progetti, come ha affermato la presidente Paola Muratorio. “Recupero del patrimonio architettonico e redditività dei progetti: sono queste le parole-chiave su cui Inarcassa vuole accendere un faro per investire con successo, in sinergia con i principali attori della filiera del costruire: committenza, progettisti, costruttori, gestori, Istituzioni e politica”.  “Perché recuperare un bene – afferma  la Muratorio – significa restituire quella dignità culturale che è indispensabile per coinvolgere investitori internazionali privati e pubblici, e fare della nostra dotazione artistica uno strumento di crescita e un valore economico”.

Anche la presidente del la Fondazione MAXXI, Giovanna Melandri, raccoglie la sfida: “Un New Deal  per il recupero del patrimonio italiano è assolutamente necessario. Fate del MAXXI la casa di questo manifesto”.

E’ un “manifesto”  che poggia sulle basi solidissime illustrate dal film-documentario di Daverio. Un film che traccia un percorso che parte dalla Roma imperiale, passa per il Medioevo Gotico, e arriva all’Italia, dove l’architetto nasce artista. Come Giotto, che ad Assisi dipinge l’architettura e poi a 67 anni fa il capomastro a Firenze per il campanile di Santa Maria del Fiore, o Brunelleschi orafo artigiano che diventa ingegnere, o Michelangelo, l’intellettuale che lascerà un segno che molti copieranno. Quella stessa Italia vedrà crescere le città ad opera dei costruttori, i cosiddetti palazzinari, che si sostituiscono agli architetti, la cui energia creativa prende la strada del design.

Il Mestiere Del Costruire racconta poi il risveglio degli anni Ottanta, con Aldo Rossi fino ad approdare all’oggi, con la crisi che è servita a deprimere le speculazioni, e l’architettura e l’ingegneria di qualità che stanno salvando il settore immobiliare e la nostra industria edile. “Il futuro non è defunto – ha detto Daverio – perché l’Italia di nuovo ha classe ma non lo sa”.

Gli architetti e ingegneri liberi professionisti – ha aggiunto la presidente Muratorio -sono portatori di competenze, conoscenze e “saper fare”; il principale se non l’unico, vero, vantaggio competitivo a disposizione di chi saprà far ripartire il nostro sistema.

In platea studenti, professionisti, top manager e rappresentanti del mondo della finanza tra cui Guido Roberto Vitale, Vito Gamberale, amministratore delegato di Fondi italiani per le infrastrutture, Alessandro Pansa, amministratore delegato di Finmeccanica, l’ingegnere Claudio Guanetti, l’economista di Tor Vergata Luciano Hinna.

L’architettura è cosa nostra – ha concluso Daverio – di noi che crediamo che sia una sfida all’eternità. E non solo per celebrare il potere ma per esaltare il singolo”. Non ci sono più i mecenati di un tempo, ma ci sono singole committenze, anche importanti. Nell’Italia di oggi forse non serve più il medico condotto, ma – in un’Italia proprietaria di case – serve l’ “architetto condotto”.

g.m

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