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Salvare l’Adriatico dalle trivelle

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luglio 15, 2012

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Salvare l’Adriatico dalle trivelle

Sulle coste dell’Adriatico è scontro aperto, dopo che il ministero dell’Ambiente ha acconsentito alla richiesta della Petroceltic, una società irlandese, di effettuare ricerche petrolifere lungo le coste del Gargano. Da diversi mesi infatti, nonostante il silenzio dei media nazionali, il mare Adriatico è finito sotto la lente d’ingrandimento perché la zona in questione è tra i 12 e i 4 chilometri dalle isole Tremiti e 11 dalla costa: paradiso dei sub e patrimonio naturalistico internazionale. La Giuntaregionale pugliese, già contraria alla proposta di trivellazione dello scorso 24 marzo, si schiera contro il parere del ministero dell’Ambiente: «Una scelta fatta contro il nostro parere», ha detto l’assessore all’Ambiente della Regione Puglia Michele Losappio, una scelta «che va in assoluta controtendenza rispetto al valore naturalistico e turistico di un territorio straordinario che le politiche regionali degli ultimi cinque anni hanno tutelato», ha aggiunto l’assessore al turismo della Regione Magda Terrevoli, mentre il governatore della regione, Nichi Vendola, ha annunciato ricorsi al Tar per bloccare le autorizzazioni.

La vicenda è approdata anche a Bruxelles, dove cinque parlamentari europei hanno presentato un’interrogazione alla Commissione «in merito all’eventuale rischio idrogeologico prodotto dagli interventi per la ricerca di petrolio nell’Adriatico». Il direttore generale di Petroceltic Italia, Pasquale Quattrone spiega che al momento, non avrebbero ricevuto nessuna comunicazione ufficiale sul parere positivo del ministero dell’Ambiente, e che – sottolinea Quattrone – da una prima autorizzazione, alla realizzazione di un pozzo, passerebbero almeno 6-7 anni. Sul piede di guerra anche esponenti politici dell’opposizione. I senatori dei Pd Della Seta e Ferrante, oltre a denunciare la bassa qualità del nostro petrolio e quindi l’inutilità di questo scempio, sottolineano che «l’Adriatico –con la complicità del ministero dell’Ambiente- pare destinato ad assomigliare al Mare del Nord: uno skyline di piattaforme petrolifere a poche km dalle coste».

Il PD ritiene che il tema del petrolio sia parte del gioco elettorale delle scorse regionali, e,  monitorando il rilascio delle autorizzazioni, nota «l’escalation avuta con i governi Berlusconi, dal 2001 al 2006 e dal 2008 a oggi» perché infatti, sono 16 le attività autorizzate nei nostri mari per l’estrazione e coinvolgono ben sette regioni: Puglia, Emilia Romagna, Marche, Sicilia, Sardegna, Abruzzo e Molise, alle quali vanno aggiunte altre tredici procedure ancora in corso. Le compagnie petrolifere che strizzando l’occhio ai giacimenti nei nostri mari sono l’Eni, la Northern Petroleum, la Petroceltic e la Puma e sul tema sono molti gli interessi in gioco.

Vanessa Quinto

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