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Roma, la Officine Zero: da industria dismessa a spazio sociale

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gennaio 16, 2018

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Roma, la Officine Zero: da industria dismessa a spazio sociale

Un futuro incerto di abbandono e di incessante attesa, sarebbe stato forse questo il destino di un’antica area industriale dismessa, a ridosso del fascio dei binari all’ingresso della stazione Tiburtina, che dal 1920 al 2010 fu scenario di lavoro di molti operai addetti alla riparazione delle carrozze dei Treni notte.

La Barletta S.r.l. acquista nel 2008 le Officine ex-RSI (manutenzione dei Treni notte, ex Wagon Lits), non per rilanciare il settore industriale ma per avviare una speculazione immobiliare. Questo segna la fine e l’inizio di una storia dal finale ancora aperto. Gli operai in cassa integrazione non sono rimasti in disparte ad assistere alla distruzione di competenze e saperi, oltre che delle loro stesse vite, e hanno iniziato un’incessante lotta tra occupazione e rivendicazione dei propri diritti.

Si inizia a riflettere su un’alternativa concreta alla speculazione edilizia: nel maggio del 2012 la magistratura decreta il fallimento dell’azienda e parte il progetto che darà vita alla trasformazione dei capannoni nelle Oz-Officine Zero. Si tratta di una multifactory, che mira alla rigenerazione del lavoro attraverso la sinergia degli spazi e delle competenze, alla ricerca e allo sviluppo di pratiche di riuso e di modelli produttivi differenti. I 20.000 mq, di cui 9.000 coperti, accolgono lavoratori indipendenti, piccole cooperative, associazioni di artigiani e lavoratori dell’intelletto. Pulizia, aggiustamenti e recupero degli spazi hanno portato alla creazione di nuove aree di lavoro comune e alla riattivazione delle officine.

All’interno hanno trovato un proprio spazio una falegnameria, un’officina meccanica, aree destinate alla lavorazione dei metalli, reparti di verniciatura, una tappezzeria, servizi e uffici. Per gli operai assistere alla riorganizzazione di uno spazio in cui per anni hanno trascorso gran parte delle loro giornate non deve essere stato semplice. Alcuni di loro, che all’ex-RSI iniziarono a lavorare negli anni ’80, testimoniano che non fu facile assistere ad una riconversione di tale portata, ma tornare in quei luoghi ogni giorno e l’essere impegnati per una causa comune li ha fatti sentire bene.

La forza di questo progetto risiede anche in questo: gli stessi operai partecipano attivamente, mettendo a disposizione della collettività la propria professionalità. Da una nota pubblicata dalla Oz-Officine Zero si legge che uno dei più grandi paradossi delle società contemporanee è di averci convinto che le cose semplici siano in realtà complesse, il loro obiettivo è dimostrare come ciò non sia affatto vero.

Patrizia Giannotti

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