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Olimpiadi: Casa Italia lancia il True Italian Food and Wine

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agosto 12, 2012

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Olimpiadi: Casa Italia lancia il True Italian Food and Wine

Finite le Olimpiadi, si tirano le somme: e non solo delle medaglie conquistate. Perché Londra è stata la vetrina non solo del talento italiano in varie discipline ma anche del patrimonio gastronomico ed enologico italiano. Grazie al Coni che ha affidato la ristorazione alla start up True Italiana Food & Wine, i seimila metri quadrati di “Casa Italia” sono diventati per qualche settimana, durante i Giochi, una sorta di “ambasciata” delle eccellenze alimentari italiane. Eccellenze che due imprenditori italiani, Gianni Prandi e Gianluigi Contin, intendono  far conoscere, soprattutto nei paesi emergenti,  dove – come ha detto Contin al Corriere della Sera  il 9 agosto scorso –  “c’è una grande richiesta di cibo italiano di qualità”, ma dove si diffonde anche il problema dell’italian sounding, ovvero quel complesso sistema di stratagemmi commerciali che permette a molti di vendere a ignari consumatori cibi che, anche al suono,  sembrano italiani (tipo il “parmesan”), ma che italiani non sono; un sistema che sottrae al nostro Paese qualcosa come 60 miliardi di euro l’anno di fatturato: quattro punti di pil.

Così descrive il progetto Massimiliano Tonelli sul Gambero Rosso:” un investimento di 10 milioni Contin e Prandi puntano alla creazione di un’organizzata struttura di distribuzione internazionale mediante ristoranti, caffé e botteghe. Un hub diffuso nel mondo a disposizione delle aziende italiane che, rivolgendovisi, potranno saltare tutte le trafile burocratiche arrivando direttamente sugli scaffali dei negozi True Italian. Negozi che saranno sì dei franchising, ma che beneficeranno, in ogni grande città, di una casa madre (si chiamerà non a caso Casa Italia): un flagship store da 1000 mq gestito direttamente che fungerà da punto di riferimento”. Il primo a Bangalore,in India  nel 2013 perché è nei Brics la nuova frontiera  del made in Italy. Ma  c’è interesse anche per  altri mercati emergenti come l’Azerbaijan, la Corea del Sud o il Kazakistan.

La società londinese di Gianluigi Contin e Gianni Prandi  ha un .progetto che ricorda quello di Eataly con superfici commerciali più contenute ma con un numero di punti vendita enormemente più  diffuso e con un focus commerciale esclusivamente sull’estero. “Non sarà un supermercato del gusto come Eataly – ha detto Prandi a Flavio Bini del Corriere della Sera –  perché noi vogliamo esportare un modello culturale, non un prodotto.  Non ci basterà vendere il culatello lo la mozzarella di Bufala. Vogliamo raccontare  la nebbia di Zibello o i prati di Battipaglia.”

Francesco Nani, su  Affari &finanza, ha messo in luce un altro aspetto del progetto: “Casa Italia” può essere considerato “il primo mattone di un percorso che dovrà portare, secondo gli ideatori, all’apertura a gestione diretta, e successivamente allo sviluppo in franchising, di una rete di ristoranti, caffetterie e punti vendita a marchio «True Italian Food & Wine» impegnati a veicolare e promuovere il patrimonio enogastronomico e la cultura alimentare dell’Italia nel mondo. L’iniziativa imprenditoriale, che avrà il suo quartier generale a Londra anche dopo le Olimpiadi, punta all’obiettivo di creare un nuovo e organizzato canale di distribuzione internazionale per produttori agroalimentari e prodotti tricolori autentici a marchio di tutela in modo da aumentare la capacità di penetrazione del made in Italy. Un settore da 20 miliardi che, in decisa controtendenza rispetto al contesto globale, ha fatto segnare performance incoraggianti con un aumento dell’export del 7% nel primo quadrimestre 2012. Cifre considerevoli e potenzialità ancora inespresse. Il piano di sviluppo di True Italian Food & Wine prevede, nel periodo 2013-2017, l’apertura di 107 esercizi di diverso formato in quattro paesi: Usa, India, Russia, Cina per una rete di Casa Italia con ristoranti, caffetterie e punti vendita (definiti empori). «C’è una domanda straordinariamente crescente –ha detto Prandi – di prodotti made in Italy in paesi dove manca un’offerta adeguata. Noi vogliamo essere il punto di congiunzione tra questi due elementi ». L’investimento iniziale è di 10 milioni di euro, altri 30 sono previsti per lo sviluppo del piano industriale nell’arco dei cinque anni. Altro obiettivo, infatti, è affiancare alle Pmi un management dalle competenze adeguate per affrontare i mercati stranieri e offrire ai produttori italiani nuovi strumenti di difesa contro i vuoti legislativi che a livello internazionale non tutelano i prodotti a certificazione garantita (Dop, Igp). (Francesca Marcone)

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