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Non possiamo tacere: le parole e la bellezza per vincere la mafia

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marzo 15, 2012

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Non possiamo tacere: le parole e la bellezza per vincere la mafia

“Abbiamo perduto l’idea della bellezza”: titolava così  ieri il Corriere della Sera la rubrica Tuttifrutti di Gian Antonio Stella dedicata a un bel saggio di mons. Giancarlo Bregantini e Chiara Santomiero pieno di folgoranti riflessioni come questa, riferita non ai paesaggi (bellissimi), ma all’edilizia selvaggia e inguardabile di molti paesi della Calabria: “E’ come se la bruttezza dei luoghi esprimesse tragicamente quel desiderio di violazione che c’è nel cuore del mafioso”. “La bellezza della natura – aggiunge – fa risaltare ancora di più l’incuria dell’uomo”. Il libro di Bregantini e Santomiero è stato molto citato. Tra le tante recensioni ci piace segnalarvi  questa di Rosanna Tommasi,  pubblicata sul sito di Pax Christi:

“Giancarlo Bregantini è un vescovo coraggioso, coraggioso e deciso, un vescovo “scomodo” per molte delle realtà dove si è trovato ad operare. La sua voce si è sempre levata, forte e chiara, a difesa della legalità e contro le mafie. In questo libro, scritto con Chiara Santomiero, ripercorre la propria vita e le proprie esperienze di uomo del Nord che sceglie di vivere al Sud, prete operaio prima, poi cappellano nelle carceri, infine vescovo di Locri-Gerace e attualmente arcivescono di Campobasso. A molte storie drammatiche nel suo racconto si alternano tante esperienze positive, incontri e collaborazioni civili ed ecclesiali, con parrocchie, associazioni anti-racket, scuole e realtà culturali, ma soprattutto si coglie il suo essere sempre tra la gente e con la gente.

“Non respinge le persone, non rifiuta di incontrare mafiosi, che nella sua diocesi calabrese costituiscono una realtà imponente e potente, ma a quella cultura di morte contrappone un approccio misericordioso e intransigente, di speranza e al contempo di condanna senza mezzi termini della violenza, che richiama, in una spirale senza fine, altra tragica violenza. E per che cosa? Per un accumulo di ricchezza fine a se stesso, senza bellezza, senza futuro.

“Fanno pensare le descrizioni di ambienti segnati dall’incuria, dal disordine edilizio, da una trascuratezza diffusa, segno evidente di un desiderio di violazione che c’è nel cuore del mafioso, fa pensare il fatto che i paesi più brutti e trascurati siano quelli segnati dalla criminalità organizzata. Per Bregantini, l’antidoto non è l’attacco diretto, che riconosce potere, ma è puntare sulla positività, è creare una cultura diversa, dove prevalgano il gusto del bello e del vero. “Non è solo gridando che si scuotono le coscienze, anche se l’indignazione talvolta è necessaria, ma oggi, nel contesto delle mafie, bisogna porre fondamenta civili entro cui erigere costruzioni solide, capaci di resistere alle aggressioni mafiose”. E’ necessario mantenere viva la partecipazione, perché è l’individualismo che apre la porta alla mafia, mentre è la volontà di “fare rete” insieme che la blocca e la annulla.

“Il libro di Bregantini ha una forte valenza spirituale, ma anche una forte valenza politica, c’è l’invito alla Chiesa a tornare alla centralità della Parola di Dio, la Parola che, per dirlo con il concilio Vaticano II, cambia il cuore e le scelte di vita. C’è il richiamo al Vangelo come criterio interpretativo della realtà e della storia, come guida e orientamento sui temi dell’uomo e dell’attualità sociale, lavoro, politica, cultura, etica….C’è un’ esortazione rivolta alla Chiesa tutta, consacrati, laici, famiglie, a recuperare entusiasmo e, soprattutto, dimensione profetica, a intravedere gli scenari futuri, a prevedere i cambiamenti ed indicare la strada per un domani migliore. “Pagine che invitano alla speranza, ma richiamano ad un assunzione di responsabilità nel costruire con coerenza percorsi di giustizia”

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