Monday, Jul. 16, 2018

L’ultima “difficile” proposta del Ministro Franceschini

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novembre 10, 2014

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L’ultima “difficile” proposta del Ministro Franceschini

Risultati immagini per franceschini a che tempo che fa

Un controllore di volo non può scioperare mentre un aereo atterra così come un conducente Atac non potrebbe scendere dall’autobus mentre il mezzo si trova in mezzo al traffico per recarsi a un’assemblea sindacale. Allo stesso modo, gli impiegati dei siti archeologici e dei musei non possono scioperare in orario d’apertura tenendo centinaia di turisti stranieri ad attendere fuori dai cancelli. Sembrerebbe proprio essere questo il ragionamento del Ministro della cultura Dario Franceschini che, intervistato a “Che tempo che Fa” ha dichiarato inaccettabili le scelte di una “ben determinata frangia” delle sigle sindacali in merito a quanto accaduto di recente a Pompei. Nel sito campano, infatti, per tre giorni di fila si è tenuta un’assemblea sindacale di tre ore (dalle 8.30 alle 11.30) che ha impedito la normale fruizione dell’area da parte dei visitatori “facendo fare una pessima figura al Paese tutto dato che quelle immagini hanno fatto il giro del mondo”, come ha dichiarato Franceschini. Ma a questo punto sarebbe interessante sapere cosa pensa il Ministro dei crolli, dei furti, dell’incuria, insomma, dello stato di abbandono in cui da anni versa quel particolare luogo unico al mondo che è la zona degli scavi intorno al Vesuvio. L’inazione del governo non è forse un biglietto da visita peggiore di uno sciopero? Certo, esistono contingenze e priorità, c’è persino una storia della quale tener conto senza dimenticare il buon senso ovvero, detto in altri termini: il degrado di Pompei non è nato ieri, tutti i governi delle ultime legislature ne sono colpevoli e tentare di porre rimedio ad anni di politiche scellerate non è semplice; proprio per questo dai sindacati si vorrebbe un atteggiamento comprensivo e, di conseguenza, più moderato. Anzi, aggiunge il Ministro, responsabile. Tuttavia è davvero difficile stabilire dove risieda il giusto mezzo in una vicenda che negli ultimi tempi è diventata il simbolo del inefficienza italiana in fatto di tutela del patrimonio artistico e architettonico. E allora: nuove regole! Peccato che, come ha ribattuto Claudio Meloni, responsabile della Cgil per i Beni Culturali: «La questione, per come la pone il ministro, è poco comprensibile perché si tratterebbe solo di duplicare una norma che già esiste. Infatti, la legge di regolamentazione degli scioperi già prevede la tutela del patrimonio culturale tra i servizi essenziali. E in caso di agitazione dei lavoratori, sono previsti servizi minimi per assicurare la tutela del sito. Inoltre, se si ampliasse alla possibilità di garantire l’apertura ai visitatori, questi lavoratori non avrebbero il diritto di sciopero, cosa del tutto improponibile dal punto di vista costituzionale». Allora, di cosa parlava esattamente il Ministro Franceschini? Era forse un discorso di principio sull’importanza dell’arte, sulla sua tutela e sulla conseguente necessità di permettere ai cittadini di fruire delle bellezze del passato (e del presente)? Potrebbe darsi, considerata la differenza tra le sue dichiarazioni e le sue azioni nell’ultimo anno. Si considerino ad esempio le vicende del cinema America e del Teatro Eliseo di Roma: in entrambi i casi il titolare del dicastero della Cultura aveva parlato di porre vincoli d’uso, di scongiurare soluzioni “commerciali” che stravolgessero il futuro di quei luoghi storici per la Capitale. E invece, niente. Il cinema America è stato sgomberato tra l’incredulità dei presenti  – che, tra l’altro, erano disposti a lasciare il luogo non appena avessero ricevuto risposte chiare – e il Teatro Eliseo ha subito lo sfratto di maestranze e direttore entrando, di fatto, nel limbo degli affaristi del centro storico.

Ora, questa nuova proposta sembra inserirsi nello stesso solco: una dichiarazione di principio. Condivisibile, nobile per di più, ma aleatoria. Vedremo se e come, nella pratica qualcosa succederà.

Sabato Angieri

 

Un controllore di volo non può scioperare mentre un aereo atterra così come un conducente Atac non potrebbe scendere dall’autobus mentre il mezzo si trova in mezzo al traffico per recarsi a un’assemblea sindacale. Allo stesso modo, gli impiegati dei siti archeologici e dei musei non possono scioperare in orario d’apertura tenendo centinaia di turisti stranieri ad attendere fuori dai cancelli. Sembrerebbe proprio essere questo il ragionamento del Ministro della cultura Dario Franceschini che, intervistato a “Che tempo che Fa” ha dichiarato inaccettabili le scelte di una “ben determinata frangia” delle sigle sindacali in merito a quanto accaduto di recente a Pompei. Nel sito campano, infatti, per tre giorni di fila si è tenuta un’assemblea sindacale di tre ore (dalle 8.30 alle 11.30) che ha impedito la normale fruizione dell’area da parte dei visitatori “facendo fare una pessima figura al Paese tutto dato che quelle immagini hanno fatto il giro del mondo”, come ha dichiarato Franceschini. Ma a questo punto sarebbe interessante sapere cosa pensa il Ministro dei crolli, dei furti, dell’incuria, insomma, dello stato di abbandono in cui da anni versa quel particolare luogo unico al mondo che è la zona degli scavi intorno al Vesuvio. L’inazione del governo non è forse un biglietto da visita peggiore di uno sciopero? Certo, esistono contingenze e priorità, c’è persino una storia della quale tener conto senza dimenticare il buon senso ovvero, detto in altri termini: il degrado di Pompei non è nato ieri, tutti i governi delle ultime legislature ne sono colpevoli e tentare di porre rimedio ad anni di politiche scellerate non è semplice; proprio per questo dai sindacati si vorrebbe un atteggiamento comprensivo e, di conseguenza, più moderato. Anzi, aggiunge il Ministro, responsabile. Tuttavia è davvero difficile stabilire dove risieda il giusto mezzo in una vicenda che negli ultimi tempi è diventata il simbolo del inefficienza italiana in fatto di tutela del patrimonio artistico e architettonico. E allora: nuove regole! Peccato che, come ha ribattuto Claudio Meloni, responsabile della Cgil per i Beni Culturali: «La questione, per come la pone il ministro, è poco comprensibile perché si tratterebbe solo di duplicare una norma che già esiste. Infatti, la legge di regolamentazione degli scioperi già prevede la tutela del patrimonio culturale tra i servizi essenziali. E in caso di agitazione dei lavoratori, sono previsti servizi minimi per assicurare la tutela del sito. Inoltre, se si ampliasse alla possibilità di garantire l’apertura ai visitatori, questi lavoratori non avrebbero il diritto di sciopero, cosa del tutto improponibile dal punto di vista costituzionale». Allora, di cosa parlava esattamente il Ministro Franceschini? Era forse un discorso di principio sull’importanza dell’arte, sulla sua tutela e sulla conseguente necessità di permettere ai cittadini di fruire delle bellezze del passato (e del presente)? Potrebbe darsi, considerata la differenza tra le sue dichiarazioni e le sue azioni nell’ultimo anno. Si considerino ad esempio le vicende del cinema America e del Teatro Eliseo di Roma: in entrambi i casi il titolare del dicastero della Cultura aveva parlato di porre vincoli d’uso, di scongiurare soluzioni “commerciali” che stravolgessero il futuro di quei luoghi storici per la Capitale. E invece, niente. Il cinema America è stato sgomberato tra l’incredulità dei presenti  – che, tra l’altro, erano disposti a lasciare il luogo non appena avessero ricevuto risposte chiare – e il Teatro Eliseo ha subito lo sfratto di maestranze e direttore entrando, di fatto, nel limbo degli affaristi del centro storico.

Ora, questa nuova proposta sembra inserirsi nello stesso solco: una dichiarazione di principio. Condivisibile, nobile per di più, ma aleatoria. Vedremo se e come, nella pratica qualcosa succederà.

Sabato Angieri

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