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“La più bella del mondo”, Benigni ci affascina con la Costituzione

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dicembre 18, 2012

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“La più bella del mondo”, Benigni ci affascina con la Costituzione

“La più bella del mondo”, la nostra Costituzione. Forse non ce  n’eravamo mai accorti e Roberto Benigni, ieri sera, con il suo entusiasmo contagioso e travolgente,  ce ne ha fatto prendere coscienza.  “Bellezza” è stata una delle parole più frequentate, ieri sera, su Rai Uno, di uno spettacolo insolito e affascinante costruito tutto sulle parole e i significati più profondi della Costituzione della Repubblica italiana.

Alcuni di noi l’hanno studiata a scuola, spesso malvolentieri o distrattamente nell’ora dedicata alla più strapazzata delle materie di insegnamento: quella di educazione civica. Alcuni forse non l’hanno mai incontrata consapevolmente nella loro vita, anche se permea – come ci ha ricordato Benigni ieri sera – tutto il nostro vivere civile. Un altro aspetto di cui andare orgogliosi dell’Italia migliore.

Le due ore di spettacolo in diretta dallo storico Teatro 5 di Cinecittà, senza pubblicità, in un programma ricco di senso,  sono state – come ha scritto Alessandra Comazzi su “La Stampa”  “Un piccolo grande miracolo di Natale”.

Benigni ha parlato di lavoro, religione, lingua, cultura, paesaggio. In tempi di grillismo ha difeso, con una passione avvincente e coinvolgente, la politica: «Non vi dico di rispettare la politica. Vi dico di amarla: perché è con la politica che si organizza la nostra vita sociale. Disprezzare la politica è come disprezzare noi stessi», ha detto ricordando le grandi figure dei padri  costituenti

E poi il passaggio sulla bellezza del lavoro: «Amare il proprio lavoro è la più concreta forma di felicità sulla terra. La paga non è avere, è essere. E’ la nostra dignità, la nostra vita».

Insomma un incontro con un testo chiave del nostro vivere civile in cui, citiamo ancora Comazzi “La passione e l’emozione non ha fatto trascurare la poesia, la favola, la parabola”.

A Giorgia Iovene (che suo tvblog ha pubblicato anche la performance di Benigni) è sembrata una forma di ‘resistenza’ all’ignoranza, un modo per offrire agli italiani un pizzico di coscienza di sé. Una resistenza passata anche per l’analisi linguistica, con la costante attenzione alle parole e ai verbi utilizzati per la stesura dei principi. “Benigni – scrive la blogger – ha raccontato una storia fatta di uomini lungimiranti, saggi, illuminati dalla luce del benessere comune, della lotta per la libertà, talmente ‘avanti’ da poter essere paragonati ai ‘sognatori’ di Woodstock, e ha offerto delle immagini che per alcuni potranno essere ‘semplicistiche’ ma che si rivelano ottime per rappresentare i valori che hanno mosso i padri costituenti e per restare nella memoria di chi l’ha seguito”. Una  bella serata della quale resta, per tutti, l’invito a “leggere la Costituzione per tornare a possedere quello che è già nostro”.  Con una preghiera ai soliti prevenuti critici di Benigni: per una volta, risparmiateci il vostro livore.

c.p.

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