Wednesday, Nov. 21, 2018

“Il mondo di Leonardo”, la mostra prorogata al 2014

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luglio 18, 2013

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“Il mondo di Leonardo”, la mostra prorogata al 2014

È stata prorogata fino al febbraio 2014, la mostra ‘’Il mondo di Leonardo’’  organizzata da Leonardo   3, una associazione nata nel 2005 per approfondire studi sui beni culturali ed in particolare su Leonardo e le nuove scoperte relative al genio di Vinci. I promotori dell’Associazione sono Mario Taddei, Edoardo Zona e Massimiliano Lisa. La mostra – come ci ha riferito Lisa, responsabile della comunicazione del gruppo, ha ottenuto un successo internazionale: dopo la prima esposizione nel 2005 all’Ambrosiana, è stata portata a Chicago, Philapelphia, Tokio, Sudamerica, Canada ed altri paesi.

L’esposizione ha una sua forte originalità perché mette insieme tecnologia, tradizione e dettagli. Accanto ai fedelissimi modelli in legno ricreati da Edoardo Zona, ci sono sia le spiegazioni sulle classiche targhe, sia su innovativi schermi touch esplicativi: con un tocco ecco aprirsi la schermata della vita dell’artista o la spiegazione di una specifica sfumatura. Un percorso nella carriera dell’artista nato a Vinci nel 1452 ed istruito inizialmente dalla zio Francesco, che lo fece avvicinare alla natura e al suo studio.

Tra gli elementi di maggior interesse della mostra ci sono i famosi ‘’codici’’, portatori di bozze e schizzi dell’artista. Dopo la sua morte, nel 1545, gli scritti andarono in eredità a Francesco Melzi, morto poi nel 1570. Col figlio Orazio, disinteressato al prezioso lascito, cominciano le peripezie dei codici leonardiani. Nel 1585 ebbe luogo il primo furto di tredici manoscritti; solo tre anni dopo fu la volta dell’appropriazione indebita da parte del canonico Ambrogio Mazenta, che restituì sette a Melzi per poi venderli a Pompeo Leoni che li trasferì a Madrid. Nel corso del tempo, tra vendite e conquiste belliche, i codici si sono divisi tra Italia, Francia, Inghilterra e Stati Uniti.

I Codici A, B, C, D, E, F, G, H, I, K, L, M e Ashburnham sono conservati a Parigi, presso l’Istituto di Francia, e sono costituiti da dodici manoscritti cartacei, alcuni rilegati in pergamena, pelle o in cartone. Hanno diverse misure, il più piccolo è il Codice M (10 x 7 cm), il più grande è il Codice C (31,5 x 22 cm). Per convenzione sono denominati ciascuno con una lettera dell’alfabeto, dalla A alla M, per un totale di 964 fogli. Gli argomenti trattati spaziano tra arte militare, ottica, geometria, volo degli uccelli e idraulica. Datazione probabile: 1492-1516.

A Londra troviamo il codice Arundel presso la British Library,  una raccolta di 283 fogli (sfascicolati nel 1991) di diverso formato. Si tratta di carte provenienti da manoscritti smembrati e incollati su fogli di supporto (28 x 18 cm). I soggetti sono vari: studi di fisica e meccanica, ottica e geometria euclidea, pesi e architettura (questi ultimi comprendono i lavori per la residenza reale di Francesco I a Ramorantin, in Francia). Fu acquistato dal britannico Lord Arundel in Spagna intorno al 1630. Datazione probabile: 1478-1518;  i codici Forster I, II e III, presso il Victoria and Albert Museum, tre manoscritti cartacei che raccolgono studi di geometria, pesi e macchine idrauliche; il codice Windsor conservato presso il castello Reale di Windsor (Royal Collection) e contenente studi di anatomia e di geografia, studi di cavalli, disegni, caricature nonché una serie di carte geografiche.

A Milano, presso la Biblioteca Ambrosiana, è conservato il codice Atlantico che raccoglie disegni e annotazioni. Vi sono trattati argomenti  vari: studi di matematica, geometria, astronomia, botanica, zoologia, arti militari e molto altro ancora. Oggi si presenta riordinato in dodici volumi rilegati in pelle, formati da 1119 fogli di supporto formato 65 x 44 cm, che raccolgono manoscritti di diverse dimensioni.

Sempre a Milano, ma stavolta presso il castello Sforzesco, è custodito il codice Trivulziano costituito da un fascicolo composto da 55 carte (20,5 x 14 cm) rispetto alle 62 originarie. Oltre a studi di architettura militare e religiosa, sono presenti numerose pagine sugli studi di Leonardo finalizzati a migliorare la sua formazione letteraria. Ultimo codice in Italia presso la Biblioteca Reale di Torino, è quello riguardante il Volo degli uccelli composto di 17 pagine (21 x 15 cm) rispetto alle 18 originali. Tratta principalmente del volo degli uccelli che Leonardo studia in maniera analitica cercando di ricostruirne la struttura meccanica in relazione agli studi sull’ala, la resistenza dell’aria, i venti e le correnti.

Infine, il codice Leicester (ex Codice Hammer) acquistato nel 1994 da Bill Gates, è un manoscritto cartaceo, rilegato in pelle e composto di 36 fogli di 29 x 22 cm, dedicati in prevalenza a studi d’idraulica e moti dell’acqua e di astronomia.  ‘’Ho modi di ponti leggerissimi e forti atti a portare facilmente li inimici a fuggire e altri modi securi e inoffensivi da foco e battaglia, facili e comodi da levare e porre’’. Queste parole sono riportate in una lettera che Leonardo scrisse a Ludovico il Moro. E tra queste invenzioni troviamo il sottomarino meccanico che vedeva un palombaro in posizione prona a spingere dei pedali e dare propulsione al moto attraverso delle pinne meccaniche. Il sottomarino si affianca alle barche a pale e alla doppia gru. I ‘’ponti leggerissimi di cui parla sono due: il ponte a due piani e quello girevole. Il primo godeva di una struttura robusta conferitogli dalle numerose travi verticali e oblique. I due piani, superiore e inferiore, erano rispettivamente destinati a nobili e al trasporto di merci, per garantire un unico senso di marcia.  Il ponte girevole, invece, veniva fatto ruotare di 90° per permettere il passaggio delle imbarcazioni. La struttura ad arco presentava un contrappeso fatto con un cassone di pietre per garantire l’equilibrio quando non poggiava sull’altra sponda.

Leonardo aveva pensato ad una città ideale (in realtà mai realizzata)  in cui tutte queste invenzioni sarebbero potute funzionare. L’iniziativa è esplicitata nel Manoscritto B, così rinominato da Giovanni Battista Venturi, attraverso strumenti di architettura ed edili utili anche alla pianificazione idraulica della città. Egli dà vita a tale progetto osservando la Milano rinascimentale, carpendone punti di forza e debolezza. Quella ideale, è una città che funziona con l’energia dell’acqua: la progettazione inizia proprio con la scelta di un sito attraversato da un fiume che viene convogliato in canali organizzati secondo una struttura geometrica sui quali sarebbero poi sorti i palazzi. La stessa energia idrica sfruttata dai mulini fa funzionare, secondo Leonardo, tutte le macchine come dei lavandini così che le strade e i condotti si puliscano da soli.

Ma gli studi più riconducibili al suo spirito di osservazione e alla passione per la natura sono sicuramente quelli sul volo, riportati nel Codice Atlantico. Oltre agli uccelli, il genio di Vinci si ispirò anche ai voli della libellula e del pipistrello, in quanto le loro ali assumevano diverse posizioni per spingere l’aria. Riguardo la  macchina volante di Milano Leonardo scrisse: ‘’L’alzare e l’abbassare del moto nascerà dall’alzare e l’abbassare delle due gambe. Questo è di gran fortezza, e le mani rimarranno libere’’  Alle spalle del pilota, un sistema di carrucole e leve faceva in modo il battito facesse piegare le ali verso l’interno.

Più ispirato dall’osservazione degli uccelli è ’’Il grande Nibbio’’, contenuto nel Codice del Volo di Torino. Leone ne descrive minuziosamente le dimensioni, 16 metri di apertura alare, e i materiali: cuoio per le giunture, seta per i tiranti, taftà per la tela, faggio per le carrucole e noce per le parti strutturali. Il pilota, in piedi, è sistemato su una sorta di seggiolone. Con i movimenti delle braccia sposta le ali con il busto la coda del macchinario. Infine tra le invenzioni ‘’volanti’’ troviamo ‘’Vita aerea’’, il primo modello di elicottero della storia. Il progetto ha lo scopo di dimostrare che l’aria è un fluido che si può comprimere e sul quale ci si può appoggiare per spingersi in volo. Leonardo inventa una vite a forma di seme d’acero (che quando cade riesce ad avvitarsi proprio grazie alla sua forma) dotata di una molla che quando raggiunge la massima tensione riesce a ruotare staccandosi dalla base e volando per qualche secondo. Leonardo fu il precursore della voglia di volare, che poggiò prima sulla sua genialità, piuttosto che su una macchina.

Nella sezione dedicata alle pitture del Maestro, infine, troviamo L’autoritratto, il Cenacolo e la Gioconda. L’autoritratto –presunto- viene fatto risalire al 1510-15. Disegnato con la sanguigna, ossia la matita rossa, ha  dato vita ad un dibattito riguardo la vera personalità o meno dell’artista, giustificato dal naso che nel quadro è tondeggiante mentre si dice che Leonardo lo avesse appuntito.

Il Cenacolo, datato tra il 1495 e il 1498, presenta partendo da sinistra le figure di: Bartolomeo, Giacomo Minore, Andrea, Giuda, Pietro, Giovanni, Gesù, Tommaso, Giacomo Maggiore, Filippo, Matteo, Giuda Taddeo e Simone Zelota. Lo schermo della mostra ci spiega che quella esposta a Santa Maria Delle Grazie p una versione restaurata poiché il colore grasso usato dal pittore si è facilmente sfaldato. L’ultimo restauro ha cercato di eliminare gli interventi successivi a quello di Leonardo ma ci ha restituito un dipinto pallido e distrutto per più del 50%. Il restauro digitale fatto da L3 è stato utilissimo per riconoscere luci, colori e dettagli perduti, come i piatti con i pesci, le fette di arancia e il campanile sullo sfondo a sinistra di Gesù piuttosto che il movimento del braccio di Giuda che fa cadere il sale per rappresentare una dinamicità convulsa.

La Gioconda, rappresenterebbe Lisa Gherardini, moglie di Francesco Giocondo. Leonardo portò con sé il dipinto nel 1516 in Francia per che finì poi nelle mani del re di Francia, e poi al Louvre dopo la rivoluzione francese.  L’uso della luce di cui si serve Leonardo viene abilmente spiegato nel suo ‘’Trattato di Pittura’’, ma in quest’opera è emblematica la tecnica di filature successive usata per rappresentare lo sguardo, che è frontale rispetto alla postura. Uno sguardo di straordinaria bellezza e profondità di cui, a distanza di secoli, non si smette ancora di scrivere e dissertare. (photocredit: Leonardo3)

Giulia Coia

 

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