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Il decreto Cultura è legge: un segnale di cambiamento

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ottobre 3, 2013

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Il decreto Cultura è legge: un segnale di cambiamento

Dal 3 ottobre il decreto Cultura è legge. Dopo il voto positivo del Senato, la Camera ha approvato senza ulteriori modifiche il testo del decreto legge del governo: a Montecitorio 323 voti favorevoli e 17 contrari, solo quelli della Lega. Il M5S si è astenuto.

“Sono molto orgoglioso per l’approvazione, a larga maggioranza, del dl Cultura alla Camera. Credo- ha commentato a caldo il ministro dei Beni, delle attività culturali e del turismo, Massimo Bray – che tutto il Parlamento abbia voluto dare un segnale di cambiamento alle politiche culturali del nostro Paese”. “È un provvedimento – ha aggiunto –  che punta su cultura e turismo riconoscendo in esse due leve principali per far crescere il Paese. Un segnale che lascia ben sperare”.

Nella legge ci sono norme per il rilancio, la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale italiano, con particolare riferimento a Pompei e all’area archeologica di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata. Ma ci sono anche misure per il rilancio del cinema, delle attività musicali e dello spettacolo dal vivo, con particolare riferimento al tax credit per il cinema e per la musica, e alle fondazioni lirico-sinfoniche.

La legge  stanzia 14 milioni per interventi nei musei italiani di cui 8 milioni per il completamento dei nuovi Uffizi a Firenze e 4 per la realizzazione del nuovo museo nazionale dell’ebraismo italiano e della Shoah a Ferrara. Viene finanziato con 2 milioni anche il restauro del mausoleo di Augusto di Roma e sono stati allargati i benefici del tax credit alla musica e a tutto il comparto dell’audiovisivo.

Una novità è stata introdotta al Senato: una norma per contrastare l’utilizzo degli animali all’interno degli spettacoli circensi, impegnando il governo ad azzerare entro il 2018 i contributi per i circhi che invece li utilizzano.

Il ministro Bray, in una intervista di un paio di settimane fa al direttore de” La Nuova Ferrara”, ha ribadito le sue convinzioni sul ruolo della Cultura per lo sviluppo. «Si deve lavorare per far ripartire l’economia. Con il turismo – ha detto il ministro – possiamo creare posti di lavoro sia grazie ai beni culturali ma anche attraverso percorsi innovativi ed ecocompatibili».

Ministro – gli ha chiesto il direttore della Nuova Ferrara, Stefano Scansani – lei è una persona molto operativa. Dalle cronache al mondo di twitter vengono ogni giorno documentati i suoi viaggi, le impressioni, le imprese. Che Italia della cultura ha visto, sino ad oggi?
«Ho incontrato e ascoltato un numero importante di cittadini che non vogliono rinunciare alla cultura. Il nostro è un Paese vivo, interessato, sicuramente migliore di chi lo ha governato dall’alto e senza coinvolgerlo nelle politiche culturali e del turismo. S’è fatta molta, moltissima retorica, fino a ieri: cultura, monumenti paesaggio sono il petrolio d’Italia, ma con la cultura non si mangia; saremo colonizzati, ma la cultura non ce la porterà mai via nessuno, è nostra.»

«A me non piace – ha poi precisato il ministro –  la parola petrolio né il concetto di “sfruttamento”. I nostri beni devono essere tutelati e lo Stato deve avere sempre di più un ruolo fondamentale in quest’azione. Si deve lavorare per far ripartire l’economia. Con il turismo possiamo creare posti di lavoro sia grazie ai beni culturali ma anche attraverso percorsi innovativi ed ecocompatibili, come la pista per cicloturisti Vento, che collegherà Torino a Venezia».

(p.i)

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