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Il conclave e la bellezza di una superiore armonia

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marzo 2, 2013

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Il conclave e la bellezza di una superiore armonia

Spedite ai cardinali le lettere di convocazione per le congregazioni, è iniziata la strada verso il Conclave. Una strada lastricata da alcune parole “forti” che Papa Benedetto XVI ha lasciato in eredità al suo popolo. Una di queste è la parola “bellezza”, risuonata spesso nei discorsi che Papa Benedetto XVI ha pronunciato spesso nel suo pontificato ed è ritornata negli ultimi incontri pubblici, prima di ritirarsi a Castel Gandolfo, dopo la grande rinuncia. “Se accettiamo che la bellezza ci tocchi intimamente, ci ferisca, ci apra gli occhi, allora  – aveva detto nel 2009 incontrando oltre  260 artisti di tutto il mondo – riscopriamo la gioia della visione, della capacità di cogliere il senso profondo del nostro esistere”. Una prima battuta per un nuovo fecondo dialogo, dunque, rimosse le macerie delle incomprensioni e delle distanze, che cadeva nel decennale della Lettera agli Artisti di Giovanni Paolo II e nel 45.esimo anniversario dell’incontro tra Paolo VI e i rappresentanti di questo multiforme universo.

Ma bellezza è una parola ripresa e rilanciata in un editoriale di Avvenire di ieri, 1 marzo, su Avvenire, il quotidiano della CEI, la Conferenza episcopale italiana, intitolato appunto Questa capìta bellezza e firmato da Pierangelo Sequeri e dedicato al prossimo Conclave, ricordando che il Papa Benedetto XVI ha indicato al Collegio dei Cardinali, riuniti in Vaticano per il suo congedo, l’icona del­l’orchestra. “È la metafora giusta… Si tratta del senso della fede – scrive Sequeri – della giusta intonazio­ne, dell’intesa che nasce dall’abitudine a suonare insieme e del gusto per l’accordo migliore.  Il Collegio dei Cardinali deve da­re la percezione di un’orchestra dove le di­versità, che sono «espressione della Chiesa universale», concorrono alla bellezza e alla ricchezza «di una superiore e concorde ar­monia ». E tutti devono poterla sentire!”.

Le moltitudini hanno sentito che questo Pa­pa, con lo storico gesto di un congedo umile e fermo dal ministero petrino, in favore del­la Chiesa, la incoraggia – a cominciare dal­le prime parti – a inaugurare l’epoca di una nuova performance sinfonica della fede.Gli   giorni, le ultime ore, del ministero petrino di Joseph Ratzinger sono stati af­fettuosamente restituiti alla loro verità e al­la loro grandezza, proprio da questo popo­lo pellegrinante. Il suo ascolto fine dei toni di voce e dei gesti profetici di Benedetto XVI è apparso di gran lunga l’interpretazio­ne migliore. …. «È bene per voi che io me ne vada». Senza potersi liberare del tut­to dallo struggimento, questo popolo ha ca­pito la bellezza dell’atto di fede che gli è sta­to consegnato

…”L’Anno della Fede ha avuto il suo gesto profetico. Non potrà più essere una commemorazione: sarà azione della fede, o non sarà.  Quando racconteremo tutto que­sto, nella Chiesa, alle generazioni che oggi non c’erano, dovremo alzarci in piedi – conclude l’Avvenire –  e chi­nare lievemente il capo. E tendere l’orec­chio, nella speranza di poter ascoltare, in­sieme con loro, la musica che deve seguire”.

Giulia Coia

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La Voce della Bellezza

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