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Forlì – L’arte di Wildt dialoga con Fidia e Michelangelo

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marzo 6, 2012

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Forlì – L’arte di Wildt dialoga con Fidia e Michelangelo

Sculture e dipinti a confronto: a Forlì, fino al 17 giugno

Marmi, bronzi e disegni: Adolfo Wildt, cultore della forma, torna, dopo troppi anni di silenzio, ad incantare il pubblico. A Forlì, Museo San Domenico, nella mostra “L’anima e le forme da Michelangelo a Klimt” , aperta  fino al 17 giugno.

Tra le mani di Wildt, il marmo di Candoglia, il suo preferito, assai più duro e difficile da lavorare rispetto a quello di Carrara, viene  trasfigurato ed assume una consistenza materica simile a quella dell’avorio, della plastica, della seta: ombre e trasparenze attraversano la dura roccia e le forme incantano per la soave leggerezza. Per troppi anni è durato l’esilio di uno degli scultori più innovativi e brillanti del ventesimo secolo, Adolfo Wildt, morto nel 1931, il cui genio fu celebrato  al pari di quello  Marinetti, di Pirandello e di d’Annunzio, suo accanito collezionista, ma poi dimenticato dall’immediato dopoguerra, cancellato, forse perché accusato di connivenza  con il fascismo. Forlì restituisce all’arte dello sculture italiano la dimensione che gli spetta, dedicandogli, presso i Musei San Domenico, una retrospettiva colossale. Fino al 17 giugno la mostra “Adolfo Wildt. L’anima e le forme tra Michelangelo e Klimt” ripercorre l’arte del Maestro milanese esponendo centonovanta opere, affiancando i capolavori di Wildt, di cui è proposta anche una sezione dedicata al disegno e alla pittura, alle opere senza tempo di Fidia, Michelangelo, Bernini e Canova, oltre alle sculture create dai suoi allievi come Fontana e Melotti. Dai suoi primi lavori al filone romantico del tardo ottocento, fino ad arrivare alla piena maturità: un allestimento che raccoglie tra le sale del San Domenico tutto il sentimento drammatico e grottesco di cui sono imbevuti i marmi di Wildt; dalle figure virili come il “Crociato”, Vir temporis acti o l’ Uomo antico, in cui la maniacale precisione anatomica sfocia in una folle orchestrazione geometrica delle forme, alle immagini sacre, lunghe, incorporee e stilizzate. Simbolismo, manierismo, classicismo ed espressionismo: per Wildt un registro artistico sconfinato, troppo ingombrante, scomodo per alcuni,  origine di un lungo ed immeritato oblio.

Andrea Mazzuca

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