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Faraglioni di Aci Trezza, tra letteratura e mito

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agosto 3, 2012

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Faraglioni di Aci Trezza, tra letteratura e mito

“Un tempo i Malavoglia erano stati numerosi come i sassi della strada vecchia di Trezza”. Situando il suo capolavoro ad Aci Trezza, il grande scrittore verista Giovanni Verga ha reso noto, fin dal celebre incipit, questo piccolo paese di pescatori, ubicato in provincia di Catania, nell’insenatura tra il vulcano e il mare: alle spalle, l‘Etna; di fronte, lo Ionio dal blu profondo. A dare ulteriore visibilità a questo luogo ameno è stata poi la scelta di Luchino Visconti di ambientarvi, nel 1948, il film “La terra trema”, interpretato da abitanti del posto. Un luogo mitico, che vide il passaggio di uomini, déi e creature soprannaturali; una testimonianza su tutte di questo transito, i tre faraglioni. Probabilmente meno famosi degli alti scogli dell’Isola di Capri, i faraglioni di Aci Trezza sono altrettanto radicati nel mito. La tradizione vuole, infatti, che quei tre scuri, enormi massi di origine lavica siano stati lanciati dal Ciclope Polifemo, infuriato con Ulisse perché da lui prima ingannato, poi accecato. In ricordo di tale storia, la zona riporta ancora oggi il nome di Riviera dei Ciclopi. La toponomastica locale rimanda in gran parte ad origini mitiche: lo stesso prefisso Aci, che accompagna il nome non della sola Trezza ma di molte altre località nei pressi di Catania, pone le radici nella vicenda, ancora pescata dalla mitologia greca, dell’amore tra il pastore Aci, appunto, e la ninfa Galatea. Il già incontrato Polifemo, innamorato della bella creatura divina, non sopporta il sentimento tra i due e porta Aci alla morte. Galatea è talmente disperata da provocare l’impietosimento degli déi, che trasformano il sangue del giovane, schiacciato sotto un macigno dal ciclope, in un fiume che scende dall’Etna al mare, dove riabbraccia l’innamorata. Così, tutti i paesi attraversati da quel fiume ne riportano, in parte, il nome.

Le suggestioni mitiche, le storie d’amore, il pathos dei combattimenti sembrano ancora trapelare dalla Riviera dei Ciclopi, simbolicamente rappresentata dai tre faraglioni. Trovarsi a contemplare le sfumature che l’abbraccio tra il sole e il mare offre, all’alba o al tramonto, con qualche barchetta sempre presente, tra uno scoglio e l’altro, è un’esperienza irripetibile, comprensibile solo se vissuta. I catanesi amano molto passeggiare per il lungomare di Aci Trezza, soprattutto in estate tanto che, la sera, è quasi impossibile camminare o trovare parcheggio, vista, inoltre, l’ampia scelta di ristoranti, dove degustare pesce appena pescato, o chioschi presso cui rinfrescarsi con bevande a base di agrumi. Per recuperare l’atmosfera più primitiva del posto è perciò consigliabile recarvisi nei giorni feriali, a pranzo, al tramonto o, perché no, al sorgere del sole. Al porticciolo, sarà inoltre possibile trovare piccoli traghetti che consentano di avvicinarsi ai faraglioni e all’isola Lachea, “l’isola delle Capre” dell’opera omerica, oggi riserva naturale in miniatura, di fronte al molo di Trezza.

(Alessandra D’Acunto – LumsaNews)

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