Wednesday, Oct. 17, 2018

Da Fayo a Jasmina, bambini e intercultura al Celio Azzurro

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aprile 10, 2012

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Da Fayo a Jasmina, bambini e intercultura al Celio Azzurro

Piena e profonda integrazione in un asilo-simbolo nel cuore di Roma

Interviste di Giulia Di Stefano

 Jasmina ha tre anni e ogni mattina, quando va all’asilo, porta con sé dentro la cartellina rosa tutta la sua storia e le sue giovani memorie, pronta a condividerle con i suoi compagni. Questo è il metodo Celio Azzurro, un asilo  sullo storico colle del Celio, a Roma,  che è diventata un paradigma dell’integrazione e nella quale, rifuggendo dagli stereotipi e dai preconcetti, si mette al centro la persona nella sua unicità.

Grazie ad un programma didattico che coinvolge i bambini tutto l’anno, rafforzando il legame con gli educatori, questa scuola entra nella tua vita al punto di non poterne più fare a meno. È ciò che è accaduto a Fayo prima alunna ed ora, a 22 anni, insegnante: “Sono arrivata dall’Etiopia con la mia famiglia nel 1990 e sono stata una delle prime iscritte a Celio Azzurro. Ho continuato a frequentare il centro estivo della scuola anche quando stavo alle elementari e ho deciso di continuare a lavorare in questa struttura, in quanto affascinata da questo tipo di insegnamento non convenzionale”.

Dal 1989 questa scuola romana, immersa in un’oasi verde a due passi dal Colosseo, accoglie figli di immigrati e bambini italiani con difficoltà economiche. Nei 23 anni di attività Celio Azzurro ha accompagnato con impegno e costanza i cambiamenti avvenuti nei flussi migratori in entrata, tra numerose difficoltà iniziali; un successo costruito con fatica anno dopo anno.

I primi tempi sono stati i più duri quando le famiglie, per lo più di origine africana, guardavano alla scuola come un rifugio provvisorio per i loro bimbi e non come un luogo dove radicarsi e imparare.

A soli sei mesi dalla sua creazione, l’edificio è stato distrutto da un incendio doloso ma è stato interamente ricostruito grazie all’aiuto di don Luigi di Liegro, fondatore della Caritas Diocesana di Roma. Con gli anni duemila e l’aumento di bambini immigrati di seconda generazione il progetto pedagogico è decollato diventando un’eccellenza e un punto di riferimento per le scuole dell’infanzia.

Oggi Celio Azzurro, che nel 1996 vinse il primo bando del Comune di Roma per i centri interculturali, si sostenta con i finanziamenti comunali e con le rette degli alunni, pagate in base alle possibilità economiche di ciascuno.

“All’inizio avevamo due possibilità – racconta Massimo Guidotti, fondatore e direttore di Celio Azzurro, formatosi al Centro Psicopedagogico per la Pace e la Gestione dei Conflitti di Daniele Novara – potevamo lavorare o sul piatto tipico o sulla festa tradizionale come avviene in quasi tutte le scuole che fanno intercultura, oppure rovesciare la prospettiva, andando dal particolare al generale”. Ruolo chiave in questo senso è quello svolto dai genitori con cui gli insegnanti stringono “un’alleanza” affinché l’educazione non resti un banale raffronto tra culture ma sia l’occasione per un reciproco scambio tra persone, ognuna con la sua storia e il suo passato: solo così è possibile giungere ad una piena e profonda integrazione. Al Celio Azzurro i genitori non restano fuori dal cancello della scuola ma diventano parte integrante del progetto formativo: “I genitori sono i veri mediatori culturali – sottolinea Guidotti – devono essere disposti a mettersi in gioco in prima persona entrando in un piccolo meccanismo di regressione”.

In una dimensione narrativa qualsiasi esperienza di vita diventa favola, pronta per essere offerta su un piano facile e comprensibile alla mente di un bambino; ogni settimana si affronta, personalizzandolo, un tema diverso: l’avventura, la cucina o i festeggiamenti per i propri compleanni. Ad esempio Sadiki, quattro anni, adora la cotoletta alla milanese, che la mamma gli cucina spesso: è il suo piatto preferito e non è ciò che gli altri si aspettano che un bambino eritreo mangi.

Con questa filosofia Celio Azzurro ora è un metodo: non esistono classi ma piccoli gruppi divisi per fasce di età. L’asilo accoglie ogni anno 50 bambini di circa 30 nazionalità; dal ’90 ad oggi circa mille bambini sono passati per le sue aule. Un orario flessibile che si prolunga fino al pomeriggio per venire incontro alle esigenze dei genitori; spazi verdi aperti anche a bambini di altre scuole; durante il periodo estivo campeggi e vacanze al mare: al Celio Azzurro non ci si ferma mai, anche quando di solito le altre scuole rimangono chiuse. Per ricreare un’atmosfera informale e familiare tutti gli operatori sono impegnati a 360 gradi nell’organizzazione delle giornate e pensano a tutto: non esistono collaboratori scolastici e cuochi della mensa.

Sono le 17.30, arrivano i primi genitori a prendere i bambini, ancora intenti in colorati girotondi nell’ampio giardino della scuola. L’atmosfera è tranquilla, serena, si percepisce nell’aria la positività di uno spirito che dovrebbe animare tutte le scuole, anche quelle che si definiscono “normali” e dove la vera integrazione rimane solo una bella parola, ma vuota di significato. Per questo quella di Celio Azzurro può definirsi davvero una missione compiuta. (hanno collaborato Marcello Gelardini per la  documentazione e  Mariangela Cossu per le fotografie –Articolo partecipante al Premio La Voce della Bellezza)

 

FOTO: Nella foto di Fayo (la ragazza più grande, con la maglietta azzurra, se possibile inserire questa didascalia:

Fayo, 22 anni, etiope: prima alunna – da piccolissima – e poi Fayo prima alunna ed ora insegnante a Celio Azzurro.

 

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