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Cultura e impresa all’opera

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giugno 18, 2016

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Cultura e impresa all’opera

Il sogno è di quelli che per essere realizzati chiedono coraggio, inventiva, originalità. Presentare un binomio insolito, spesso considerato agli antipodi e reciprocamente alieno,  e presentarlo come efficace e futuristica sinergia: cultura e industria. Un’idea senza ritorno quella di Impresa e cultura. Eccellenze imprenditoriali manageriali e artistiche al Teatro Argentina di Roma. Una rivoluzione copernicana quella ideata da Francesca Chialà e Challenge Network. All’incontro sono intervenuti il Commissario di Roma Tronca, il Direttore dei Teatri Argentina e India Calbi e  la Consigliera del Consiglio di Amministrazione del  Teatro dell’Opera di Roma Chialà. Nonché la Presidente di Poste Italiane Tudini, l’Amministratore Delegato di NTT Data Ruffinoni. E come non menzionare la azienda marchigiana L’ELICA rappresentata dal suo imprenditore Francesco Casoli e Francesca Storaro l’architetta che ha progettato insieme al premio Oscar Vittorio Storaro le illuminazioni nuove dei Fori imperiali?

Una carrellata di eccellenze che si pongono anche come nuova frontiera del delicato e prolifico rapporto tra pubblico e privato. D’accordo, l’Art Bonus di Dario Franceschini è stato un provvedimento mirato e giunge visibilmente e subito a risultato. Ma non basta. Non è sufficiente per declinare in modalità rinnovata la sinergia tra beni culturali e sostenitori privati. Dunque a conciliare l’interesse dei beni culturali e inalienabili della umanità con gli utili di un’ azienda. Le  eccezioni ci sono e non sono poche quelle aziende che hanno impresso un nuovo stile alle loro sponsorizzazioni, entrando da protagonista e lasciando traccia delle proprie  competenze e degli obiettivi nel tempo raggiunti. Un’idea diversa di partnership o mecenatismo.

 

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Nel forum si presentano direttamente a raccontarci la loro esperienza gli imprenditori illuminati che hanno fornito il loro capitale finanziario a vantaggio dell’arte. Considerando la liquidità solo come piccola parte di un sostegno di alto valore, che prima di tutto mette a disposizione capitale umano. Ecco alcuni esempi: L’azienda cinese leader mondiale in ICT che racconta la sua esperienza di digitalizzazione dei contenuti della Biblioteca Vaticana, come spettacolare impresa, dovuta alla contemporaneità. Digitalizzare è fondamentale per la messa a disposizione di conoscenze a portata di click a beneficio dei ricercatori di tutto il mondo, anche di quelli che non possono permettersi un soggiorno a Roma per le loro attività euristiche e intellettuali. E poi la storia di L’Elica, la azienda che si distingue nel mondo per la produzione di cappe da cucina che ha ideato una prodigiosa sperimentazione di residenza di artista in fabbrica. Cosa accade a un operaio quando nel lavoro di ogni giorno può dialogare con un artista che lo affianca? Oltre che ad accumunarli l’artigianato, si sente il sapore di una missione comune la perfetta qualità e funzionalità di ogni prodotto. Inteso non come frutto di lavoro e sacrificio fine a sé stesso, ma occasione per riaffermare i talenti umani e il pregio senza pari del Made In Italy.

Questo nuovo approccio, se applicato con intento programmatico, potrà giustamente e finalmente garantire ai cittadini italiani interessati attinenti posti di lavoro, ma soprattutto, e di conseguenza, prestigio internazionale e riconoscibilità nel mondo della bellezza assoluta del Brand Italia.

 

Chiara Crialesi

 

 

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