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Charlie Hebdo: da Parigi a Roma la forza della solidarietà

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gennaio 13, 2015

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Charlie Hebdo: da Parigi a Roma la forza della solidarietà

je-suis-charlieÈ il simbolo dell’auto-rappresentazione sociale francese accanto alla Bastiglia. Ma forse mai come questo 11 gennaio Place de la République è stata “popolo”. Due milioni di persone, tutte mano nella mano, e tutte lì per condannare il terrorismo. Una piazza gremita che aspettava solo di marciare, silenziosamente e spontaneamente, verso la libertà di espressione, di stampa e di satira. Perché se prima dell’attentato in pochi conoscevano il settimanale parigino Charlie Hebdo, ora di certo lo conoscono tutti.

Quelle vignette potevano pure non interessare, ma da quando il terrorismo le ha toccate, improvvisamente per milioni di persone hanno acquistato importanza. E non perché facevano dell’ironia su una religione piuttosto che su di un’altra. Basta sfogliare le pagine di un numero a caso per scoprire che Charlie Hebdo derideva qualsiasi dio. Quelle vignette sono diventate le nostre vignette, perché ad essere attaccata non è stata una redazione, bensì la democrazia stessa. E allora ad essere sconvolta non è né Parigi né la Francia, ma il mondo intero. “Not Afraid”, senza paura, questo si leggeva sugli striscioni e sui volti dei 44 capi di Stato e governo che erano lì, a Place de la République. Per l’Italia, in prima fila c’era Matteo Renzi. E se in molti sono stati telespettatori dell’evento in diretta, tanti altri hanno scelto di esserci anche fisicamente. Candele, fiaccole, matite nel taschino e cartelli che esprimono lo sdegno per il massacro della redazione di Charlie Hebdo.

Così si presentava piazza Farnese: giornalisti, vignettisti, sindacalisti ed esponenti politici, tutti per stringersi attorno all’ambasciata francese, e tutti in nome della libertà di stampa. Tanti anche i musulmani presenti, per esprimere solidarietà alle vittime e per dire “not in my name”, questo non è l’Islam. Voci diverse che però hanno gridato un’unica cosa. Una convinzione più che una frase: je suis Charlie. Nel minuto di silenzio ancora si sentivano quegli spari in strada. 12 persone massacrate da chi la giustizia se la fa da sé. Dei kalashnikov contro delle matite, perché questo è stato. Un terrorismo scellerato contro chi delle risate ne faceva il suo mestiere. Allora nella capitale, così come in tante altre città del mondo,in molti hanno sentito l’esigenza di difendere il diritto d’informazione, di critica e di satira, e soprattutto il diritto alla vita.

Da lettori a giornalisti, da politici a sindacalisti, a piazza Farnese tutti sono e si sentono Charlie. E chissà quali siano stati i pensieri di quelle persone che ad occhi chiusicharlie cantavano l’inno francese. C’era tanto sentimento quanto quello che accompagna le note di Mameli. Ecco perché- moralisti di turno a parte- sì, davvero tutti, si sentono Charlie. Anche se il giornale non lo hanno mai letto, anche se non sono blasfemi, anche se quei vignettisti per molti potevano pure cambiare lavoro. A Parigi la Tour Eiffel non si è illuminata per il lutto, a Roma invece, il Campidoglio si è acceso con le luci del tricolore francese. E mentre il terrorismo ce la mette tutta per uccidere chi dà fastidio, chi si espone, chi non ha paura e chi, semplicemente disegna, Charlie Hebdo continua la sua battaglia a colpi di matita. La prima pagina per l’uscita di mercoledì 14 gennaio, è già pronta, e titola: “Tout est pardonné”, tutto è perdonato.

Claudia Carpinella 

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