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Avvenire: l’elogio dell’Italia “ostinata e bella” che resiste alla banalità del male

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maggio 22, 2012

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Avvenire: l’elogio dell’Italia “ostinata e bella” che resiste alla banalità del male

“Ostinata e bella”: Così il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, nell’editoriale del 18 maggio 2012 descrive quella parte d’Italia “che le “grandi cronache” faticano a registrare”. “Quadri vivi e veri, generati da gente viva e vera a Castel Volturno e a Genova” che dicono “no” alla camorra padrona, sì alla città e alla terra delle persone generose e libere. No alla violenza e al terrore che vogliono soggiogare società e politica, sì a una città e a un lavoro da “abitare” a testa alta. “Una gran notizia” titola l’editoriale “anche se in quella patria del “politicamente corretto” che è ormai diventata anche la nostra patria continua a non fare notizia e a non andare in prima pagina persino quando è, a sua volta, politicamente corretta.

Un editoriale, quellodi Tarquinio, che troviamo in perfetta sintonia con la “mission” di questo nostro periodico on line.  È un’Italia -prosegue il direttore di Avvenire -. che fa molto e parla assai meno di quanto sarebbe giusto, che non gonfia i muscoli e non strilla a getto continuo, che ha più coraggio che slogan e, dunque, merita – secondo le ben note logiche del circuito mediatico – infinitamente meno spazio di una telenovela segnata dal sangue o dei modaioli capricci di un qualche divo”.

Solo una questione di numeri questa trascuratezza dei media?   È un’altra Italia – sottolinea Tarquinio – capace di numeri “che a qualcuno sembrano sempre troppo piccoli (o comunque irrilevanti) e di azioni che, invece, sono ordinariamente grandi. Un’Italia che raramente schiera folle da stadio, ma esprime in mille e mille diverse situazioni e condizioni gruppi di cittadini motivati e consapevoli di sé.

Citiamo ancora Tarquinio  su questa Italia nascosta o poco vista: un’ Italia  che “resiste alla marea schiumante dei «luoghi comuni», proclamati con inscalfibile sicumera, delle «estinzioni» di questo o quel valore (o bene comune) vaticinate con precipitazione e sussiego. Resiste alla trionfante banalità del male – della malavita, della malaeconomia e della malapolitica – che attira riflettori e conquista titoli perché sembra che ormai non possa che averli tutti per sé.
La conclusione è musica per le orecchie di lettori convinti, come noi. “Perché ogni concreto inizio di bene e di giustizia è già la «svolta» che tutti vogliamo e che non succederà di colpo, per rivoluzione, ma poco a poco per diffusi e corali convincimenti, per plurali ricominciamenti. E ogni nuovo o ritrovato esempio è una gran notizia”. La redazione della Voce della Bellezza sottoscrive convinta.

 (Marco Tarquinio)

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