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Appello a Bray: cinema e industrie creative motore di sviluppo

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novembre 11, 2013

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Appello a Bray: cinema e industrie creative motore di sviluppo

In occasione del Festival Internazionale del Film di Roma qualche giorno fa si è tenuta a Roma, presso il Centro Sperimentale di Cinematografia, la Conferenza Nazionale del Cinema, un’occasione importante di ascolto organizzata dalla Direzione Generale Cinema del Mibac, con l’intento di raccogliere suggerimenti operativi, per rilanciare il settore, da sottoporre al ministro Massimo Bray in occasione dell’incontro che si è tenuto sabato 9 novembre 2013 all’Auditorium di Roma.

Per l’occasione Key4biz, una nota testata on line che si occupa di tecnologia e telecomunicazioni, si è fatta portavoce di una seria esigenza  quella di cambiare policy, modelli e mentalità in una situazione in cui il cinema sembra ormai pericolosamente assediato dal web.

Le premesse sono ben illustrate in un bell’articolo di Raffaele Barberio pubblicato sulla stessa testata in cui rivolge un appello al ministro Bray. “La nuova frontiera su cui misurarsi – scrive Barberio – non sembra più essere quella della tecnologia, oggi a tutti o quasi accessibile, ma la creatività. Sarà la creatività a fare la differenza, ad assicurare quel fattore capace di creare valore. E non è un caso che la Gran Bretagna abbia dichiarato di voler diventare, entro il 2025, l’Hub mondiale della creatività. La localizzazione è stata individuata in Salford, nell’area metropolitana di Manchester (la stessa dove nacque il polo dell’industria tessile che duecento anni fa avviò la Rivoluzione Industriale), dove sono stati creati già oltre 20.000 nuovi posti di lavoro nelle industrie creative (film, musica, gaming, TV, pubblicità o design).

“Anche l’Italia – sostiene Barberio – dovrebbe prendere questa strada.Dovrebbe valorizzare le proprie vocazioni creative, fissare degli obiettivi temporali che trasformino le nostre classi dirigenti da avventizie a centri decisionali capaci di fissare obiettivi di lunga durata come si fa in Europa e nel resto del mondo. Senza obiettivi prefissati è difficile stabilire un passo di marcia ed è impossibile fare dei check-control per verificare quanto si è distanti o meno dall’obiettivo e con quali modalità si sta procedendo. Senza questo non si va da nessuna parte. Come se un’impresa si muovesse senza considerare il proprio bilancio o gli obblighi verso gli azionisti o una famiglia iniziasse a spendere senza alcun controllo e senza fissare obiettivi per mutuo, educazione dei figli, previsioni di emergenze. E’ un requisito che non può mancare al paese, anche se purtroppo non fa parte della nostra cultura politica.

Ma dobbiamo dare una svolta, perché senza creatività non ci sarà futuro.”La creatività è l’X Factor dell’industria moderna – afferma giustamente Barberio -, oltre ad essere la fonte delle migliori condizioni di vita e della crescita che ha accompagnato gli ultimi duecento anni. Nelle economie avanzate le industrie creative registrano il 3-5% dell’occupazione complessiva e sono motore occupazionale per tutti gli altri settori. Eppure oggi siamo meno creativi di ieri. Da qui l’esigenza di dare nuovo impulso alla creatività, come peraltro indicato anche dalla Unione Europea.

 Un appello al ministro Massimo Bray

Al ministro Bray, che è oggi tra i più impegnati uomini del governo nella ricerca di nuove soluzioni, giunge da Barberio una sollecitazione accorata: “che il ministero da lui guidato non si occupi solo di patrimoni museali e di siti archeologici, che sia il vero tutore della Cultural Heritage che non appartiene solo al passato, perché viene costruita ogni giorno e potrà crescere solo se oggi e domani avremo una spinta dei talenti e delle industrie della creatività. In tale contesto il cinema italiano diventa una metafora, una rappresentazione di ciò che il nostro paese è stato e di ciò che potrebbe auspicabilmente essere. Negli anni Sessanta – ricorda Barberio – all’aeroporto di Ciampino atterravano Charlie Chaplin e Kirk Douglas, Frank Sinatra e Ava Gardner. Il cinema italiano era al top e raccoglieva Oscar grazie a una spinta che coinvolgeva sino agli artigiani dei set, con riconoscimenti mondiali anche per i nostri arredatori, costumisti, creatori di effetti speciali. Poi la decadenza, sino alla desertificazione, da cui stanno però nascendo spinte di creatività significative. Si investa nelle industrie creative. Si fissino degli obiettivi alti. Si mobilitino i soggetti che dovranno contribuire alla loro realizzazione. Si connettano le competenze e le responsabilità in un unico grande disegno nazionale. L’Italia, caro ministro, ce la potrebbe fare e le industrie creative – conclude Barberio –  potrebbero essere il nuovo motore dello sviluppo”.  (l.r.)

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