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Anno dei Cammini: 2016

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maggio 14, 2016

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Anno dei Cammini: 2016

 

Il Ministero dei Beni Culturali e del Turismo ha proclamato il 2016 Anno Internazionale dei Cammini. Scopriamo di cosa si tratta insieme all’Architetto Antonio Correnti, Architetto e paesaggista impegnato nei progetti dell’Associazione Culturale Variante Cimina dellaFrancigena.

Quali sono le norme che andrebbero aggiornate circa la ricezione turistica e i parametri base richiesti per ciascun servizio di ricezione?

 Le stanze di albergo devono avere 9 Mq per la singola e 16 per la doppia, ad esempio, come molte altre piccole tassative norme.La differenza tra un viaggiatore comune e un camminatore è però che chi cammina prende semplicemente lo zaino in spalla ed esce di casa . Senza prenotare né organizzare nulla, il più delle volte da solo. Le destinazioni possibili sono molte, e decideranno in sinergia il caso, gli incontri e i pensieri strada facendo maturati.

Ad esempio se fa la Francigena del Sud che arriva a Brindisi, i pellegrini in realtà venivano a Roma per vedere San Pietro, ma spesso questo percorso era solo la prima tappa per poi imbarcarsi e partire per le crociate.

Come per il cammino di Santiago ci sono molte varianti e di cammini verso il Santuario ce ne saranno trenta anche in Italia stanno tracciando nuovi percorsi. A seconda del punto di partenza. In più per quanto concerne il cammino di Santiago c’è da tenere presente la riconquista degli Arabi e quindi nel corso dei secoli il cammino ha avuto varie versioni.

Cosa avviene nell’interiorità di un camminatore al rientro dalla sua prima esperienza al passo?

Un camminatore dopo la sua esperienza si ritrova cambiato perché camminare è una sorta di meditazione, al di là del rapporto stretto e continuativo con la natura. Per natura si intende anche il nostro corpo, che in fondo siamo noi stessi. La cosa molto importante è che rispetto alla vita quotidiana, spesso scandita da un ritmo dettato dagli altri, il camminare è scandito dal tuo ritmo personale. Perché non c’è una competizione per arrivare a una meta, ma il viaggio stesso è l’obiettivo. Non c’è una durata prestabilita.

Cosa incontra, oltre alle persone, un camminatore?

Si può dire che prima di tutto un camminatore incontra davvero se stesso in una epifania, una presa di coscienza interiore di forza e assertività di ciò che si è intimamente e di ciò di cui si ha realmente bisogno, senza orpelli sovrastrutture maschere e obblighi sociali

Un camminatore, prima di tutto, lungo il percorso riconquista il tempo perduto.Attraverso la lentezza comprende che il tempo non è fatto di scadenze ultimatum pressioni ritmiche accelerazioni innaturali e mercimonio.

Il tempo è dimensione interna e inalienabile perché dettata unicamente dal soggetto che lo vive in base al proprio ritmo, che poi è quello del cuore, lo stesso del respiro che si esercita durante pellegrinaggi e cammini.

 

Negli itinerari ci sono delle bellezze storico artistiche. Chi cammina fa questo, per questo preferisce ammirare la natura e l’architettura, non si ferma per andare a visitare musei, ha in mente solo la sua meta.

Procedendo a una velocità umana il camminatore è molto attento e concentrato, non sfuggono dettagli e bellezze che s’incontrano nel tragitto. Un viaggio all’insegna della lentezza.

Ci sono a disposizione di chi decide di fare il primo passo più modalità , varietà, o mete dei cammini?

Possono essercene, oltre che spirituali, di naturali o anche obiettivi più intellettuali, come percorsi storico- artistici laici senza quindi connotazione religiosa.

Può dirci la differenza tra la passione per la corsa rispetto a quella del cammino. Attualmente entrambe le arti/discipline sembrano godere di crescente adesione e successo. Cosa distingue l’impulso a praticare l’una rispetto all’altra?

Riguardo ai cammini bisogna distinguere due esperienze differenti. Il pellegrinaggio classico, ma anche un’altra formula che costituisce il trend attuale più in crescita. Nel cammino di Santiago si incontrano molte città storiche e di arte.

La Spagna negli Anni ‘80 ha investito molto sul cammino di Santiago e sono stati i primi, a livello mondiale, a farlo diventare un itinerario classico. Per questo è diventato Patrimonio dell’umanità.

Il cammino della Francigena è diverso, noi abbiamo tra le tappe d’eccellenza del pellegrino Roma e San Pietro. L’Italia è completamente disegnata dai cammini, anche se si sono andati perdendo con l’arrivo delle auto. Con il nuovo corso del Mibact dettato da Franceschini si sta dando enorme importanza al valore culturale del turismo come opportunità per valorizzare lo specifico del Belpaese e rilanciare un turismo redditizio e di qualità. Da quaranta anni si sta lavorando a definire e valorizzare la Francigena e i suoi percorsi. E non si tratta di interpretare queste realtà come “giacimenti da sfruttare” come un politico ai vertici di Roma disse.

Il turismo slow va anche di moda ed è una cosa accessibile. Si caratterizzano per essere indirizzati principalmente a chi ha molto tempo diffuso e disteso a disposizione. Camminare, al contrario della corsa, è un qualcosa di naturale, che tutti possono fronteggiare, anche e ancor più a ragione per chi ha delle patologie. Innaturale è invece spostarsi in macchina. In verità infatti lungo questa esperienza a piedi il cervello ricomincia a ragionare in maniera naturale, spogliandosi di una serie di infrastrutture. Questa è un’opportunità preziosa per guardare dentro di sé e guardare alle proprie questioni più cruciali con agio e tranquillità.

Ti consente di svolgere un prolungato esercizio di meditazione, spogliandosi di orpelli inutili e imposti che ci distraggono quotidianamente da noi stessi, come tablet e cellulari.

 

In  quanto architetto ti occupi da sempre di paesaggio inteso come bene culturale.

Tra le direttive europee si tutela infatti il paesaggio come frutto congiunto della natura e dell’opera dell’uomo.

Cosa si può migliorare nella Francigena sotto questo punto di vista?

Il fatto che sia stato indetto l’Anno dei cammini dovrebbe avere la capacità di sensibilizzare gli amministratori locali.

Ci sono ricadute positive anche dal punto di vista economico. Perché non saranno solo pellegrini a passare di lì, ma anche turisti con possibilità di spendere in ristoranti.

Se si va in grandi strutture e i soldi vanno a loro non si ha utilità, invece il nodo cruciale è attivare piccole strutture familiari di accoglienza. Sarebbe una piccola forma di imprenditoria del territorio a gestione magari familiare. Un fiorire di strutture di accoglienza che illuminerà il territorio e animerà anche altre attività locali, sfruttare altre risorse altre attività caratteristiche dei luoghi toccati dal cammino .

Insomma il camino può essere una leva enorme di cammino in senso di progresso della società e del suo stile di vita?

In una forma di economia diffusa a scala umana, che inizia a fermentare e sfornare nuovi serviuzi ed idee per il pellegrino, in modo che i frutti del territorio, un riparo e un abbraccio gentile della gente del posto avranno la fortuna di essere  a portata di mano del pellegrino-camminatore.

Cosa scatta nella mente di chi decide di chiudere dietropo di sé la porta di casa e partire a piedi?

A un certo punto si decide che prendendo lo zaino in spalla e iniziando a fare i primi passi ci si rende conto che il mondo non crolla. Si possono incontrare gli altri senza schermi, è una scuola di essenzialità, perché ci si rende conto che per vivere bene bastano pochissime cose nel piccolo spazio di uno zaino. Quando si torna a casa si è capito che tante preoccupazioni sono artificiali e inutili.

Ci sono particolari vite di santi che, col loro esempio o la loro protezione, volgono il loro sguardo angelico miratamente all’uomo viandante, solo e in meditazione, a piedi per il mondo? E a tal proposito esistono ricorrenze agiologiche o feste patronali che celebrino tali esemplari figure di riferimento?

 

San Rocco è il protettore dei camminatori.

Cosa chiedi per l’Anno dei cammini?

Devo sottolineare che le cose fatte a tavolino in questo frangente non funzionano, serve l’esperienza diretta per tracciare i cammini.

Si pensi a Paolo Rumiz che ha attraversato l’Italia da Roma a Brindisi prendendo l’Appia.

Camminare è un po’ come fare esercizi di respirazione o psicoterapia.

Ci sono a disposizione tempi molto dilatati di silenzio. Si incontrano molte persone e si fanno amicizie, ma si può fare un tratto insieme per poi lasciarsi e andare per conto proprio con la certezza che lungo la strada ci si incontrerà nuovamente.

Con questa esperienza si vive un tasso di naturalezza e di libertà che nella vita quotidiana non si vivrà mai.

Cosa emergerà da questo investimento sui cammini?

Con la riscoperta dei sapori locali, della bellezza dei borghi d’Italia. Se uno ha una fattoria e ha possibilità di allestire una stalla per far dormire i camminatori a fine mese si ha un ricavo piccolo ma significativo che quando il cammino funziona permette di puntare sui grandi numeri.

Qualche punto cruciale e al contempo critico?

L’unico problema dei cammini è che spesso sono lineari, quando invece una struttura ad anello del percorso consentirebbe di integrare vari itinerari, considerando che ilk camminatore non sceglie la direzione ma tende a seguire i segnali e la linea tracciata davanti a sé.

Ci sono poi anche persone che non hanno tempo da dedicare a cammini lunghi, ma che scelgono delle mete di pregio e decidono di viversi tre giorni percorrendo la parte finale del percorso. Si tratta di luoghi che percorsi a piedi hanno qualcosa anche di magico.

Per questo consideriamo la Variante Cimina una opportunità di sviluppo del territorio in una porzione di spazio allargata.

 

Cosa potrà derivare, grazie ai riflettori puntati sui cammini rispetto a vantaggio di altri ambiti?

Si sta creando nei vari tratti  della Francigena una attività di supporto aio camminatori, come gente che porta i bagagli, persone che offrono a prezzi bassissimi servizio di lavanderia. Quando si inizia a organizzare bene l’offerta si crea anche la possibilità di diffondere e vendere opere di artigianato, manufatti rappresentativo del percorso o della tradizione manifatturiera locale.

Bisogna essere lungimiranti e vedremo rinascere queste zone. Ad esempio c’è chi offre passeggiate a cavallo o con asini. Ad esempio a Montefiascone ci sta la Domus pellegrina creata da alcuni camminatori: si arriva nella casa, si offre da dormire e un pasto in cambio di una libera offerta. Tanto quando i numeri sono grossi si arriva a guadagnare molto denaro.

Il cammino funziona perché lo spirito di chi cammina è di chi ha forte coscienza ambientale.

Gli alberghi non sono invece in grado di cogliere la filosofia del camminatore e non sanno accogliere. Spesso quando un pellegrino ha raggiunto una tappa dopo giorni la sola cosa che desidera è l’abbraccio oltre a un pasto caldo. E le strutture alberghiere non conoscono questa modalità di ospitalità.

In Spagna ogni 5 chilometri c’è la possibilità di trovare alloggio.

Tutto è naturale in questa impresa, perché il ritmo è quello del proprio passo e del battito cardiaco.

E come insegnano i nostri padri, gli antichi latini, naturalia non sunt turpia.

Chiara Crialesi

 

 

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