Wednesday, Sep. 26, 2018

Anche il Vaticano alla Biennale d’Arte di Venezia

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giugno 1, 2013

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Anche il Vaticano alla Biennale d’Arte di Venezia

“Il mondo in cui viviamo  ha bisogno di bellezza per non oscurarsi nella disperazione. La bellezza, come la verità, è ciò che mette la gioia nel cuore degli uomini”. Queste parole, contenute nell’atto solenne di chiusura del Concilio Vaticano II vengono riprese dal card.  Gianfranco Ravasi nel saggio con cui  si apre il catalogo  ‘’In principio’’, edito dalla casa editrice FMR per illustrare il il padiglione della Santa Sede con cui anche il Vaticano, per la prima volta,  partecipa alla 55.ma Esposizione Internazionale d’Arte Biennale di Venezia. Un nuovo inizio a cui è dedicato anche il titolo della mostra che  allude ad un diverso sviluppo di temi ricorrenti nella Chiesa augurandosi che questo debutto sia un seme che poi germoglierà. Si tratta, come ha detto il cardinal Ravasi, non di uno spazio dedicato all’arte liturgica destinata a finire nelle chiese, ma uno spazio per riaprire un dialogo tra arte e Chiesa.

Introduce le opere del Padiglione  Tano Festa con un trittico pop che rifà Michelangelo: un’apertura al moderno che non ha niente a che vedere con l’iconicità del passato, la cui analisi era per lo più prospettica e cromatica. Si passa ad un’osservazione più profonda in cui non è la religione a dettare il codice interpretativo, bensì la nostra riflessività.

A Festa seguono la creazione di Studio Azzurro di un trittico interattivo, nel quale se tocchi una persona questa ti racconta la sua storia e le sue origini (ad interpretarlo sono i detenuti di un carcere milanese);  le foto di Koudelka sulla de-creazione incentrate sulle rovine del nostro mondo e infine una ri-creazione con i lavori d’intensa spiritualità di Lawrence Carroll.

L’opera ispirata alla genesi commissionata a Studio Azzurro non si definisce rappresentativa, bensì esperienziale. Non mette in scena un quadro da dover interpretare, ma una grande lavagna nera simbolo del vuoto in cui ad un certo punto compaiono vari personaggi che si ritrovano a raccontare la loro storia, a dare voce a quel vuoto che pragmaticamente li circonda. Il ‘’principio’’, in quest’opera, è quello che lo spettatore deve riconquistare facendo caso a gesti e parole che quotidianamente ignorerebbe. Solo così quelle parole acquistano senTano Festaso e importanza: si ricrea la struttura dialogica della comunicazione, in cui Alter risulta essere l’elemento forte in quanto le parole non ascoltate non hanno senso di esistere.

Joseph Koudelka cattura con la sua macchina fotografica scene della de-creazione, anche se sarebbe meglio definirle immagini di quello che resta del nostro vecchio mondo: catastrofi, paesaggi distrutti che non rispecchiano più le descrizioni dei vecchi sussidiari; popoli dilaniati dall’egoismo delle superpotenze; paesi definiti da sempre ‘’in via di sviluppo’’ lasciati sostare in doppia fila, in attesa che qualcuno decida del loro destino.  Tutto da riscrivere, quel principio.

In ultimo luogo Carroll interpreta la Ri-creazione, facendo ricordo alla sua solita tela bianca su cui prende vita di volta in volta un elemento; e questa volta si tratta di lampadine attorcigliate disordinatamente, alludendo forse al Caos, tra cui se ne riconoscono solo due accese rispettivamente poste in alto a destra e in basso a sinistra. Una possibile interpretazione potrebbe fare riferimento ad una luce dall’alto che dovrebbe pervadersi lungo il suo percorso ma arriva solo all’ultimo dei componenti, che giova dell’energia data ‘’dall’alto’’ nonostante si trovi in una posizione scomoda.

Un grande ritorno sulla scena internazionale da parte del Vaticano, sotto l’egida del  Pontificio Consiglio della cultura che venne istituito da Giovanni Paolo II nel 1982 proprio per favorire le relazioni tra la Santa Sede ed il mondo della cultura, promuovendo in particolare il dialogo con le varie culture del nostro tempo.

Per maggiori info su “In Principio” clicca qui

Giulia Coia

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